La preghiera, che vi dono stasera, mi sembra caratterizzata da affetto, confidenza, insistenza e fiducia.«Il mio cuore è davanti a te, o Signore, si sforza ma da solo non può farcela: ti prego, fa’ tu, ciò che esso non può. Introducimi nella cella del tuo amore: te lo chiedo, te ne supplico, busso alla porta del tuo cuore. E tu che mi fai chiedere, concedimi di ricevere. Tu che mi fai cercare, fa’ che ti trovi. Tu che mi esorti a bussare, apri a chi bussa. A chi darai se non dai a chi ti chiede? Chi troverà, se chi cerca, cerca inutilmente? A chi darai se non ascolti chi ti prega? O Signore, da te mi viene il desiderio, da te mi venga anche l’appagamento. Anima mia, sta’ unita a Dio, anche importunatamente, e tu Signore non la rigettare, essa si consuma d’amore per te. Ristorala, confortala, saziala con il tuo amore e il tuo affetto. Il tuo amore mi possieda totalmente, perché con il Padre e con lo Spirito Santo, tu sei il solo Dio benedetto nei secoli dei secoli» (S. ANSELMO D’AOSTA, Busso alla porta del tuo Cuore, in Messa meditazione 2025, luglio-agosto, p. 467).Ecco cosa ha detto papa Ratzinger dell’autore di questa preghiera (grande vescovo e teologo dell’XI secolo):«L’amore per la verità e la costante sete di Dio, che hanno segnato l’intera esistenza di sant’Anselmo, siano uno stimolo per ogni cristiano a ricercare senza mai stancarsi una unione sempre più intima con Cristo, Via, Verità e Vita» (BENEDETTO XVI, Udienza generale, 23 settembre 2009).Secondo i talenti e la vocazione di ciascuno, queste parole potrebbero essere un programma di vita.