Don Fabio, commentando il Vangelo di questa domenica, ci esorta a porci alcune domande decisive. Cosa cerco davvero nella mia vita? Ogni tanto penso al giudizio finale e a ciò che sarà importante in quel momento? Come vivo il rapporto col denaro e col lavoro?«Gesù sta predicando e un uomo lo interrompe: “Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità”. Una ingiustizia fra fratelli, pare. Potrebbe anche essere solo una richiesta di condivisione. Comunque è chiaro che stiamo parlando di un conflitto di interessi fra denaro e fraternità.Quante famiglie litigano per problemi di soldi?Sembrerebbe di poter dire che il tizio che interrompe Gesù è la vittima e il fratello-carogna è presente – sennò Gesù come potrebbe dirglielo?“Visto che puoi dirglielo, allora, anziché dire tutte le cose che dici – Gesù stava parlando di persecuzione, di non preoccuparsi per la propria incolumità ma di riconoscerlo pubblicamente costi quel che costi, e bizzarrie del genere…- parla piuttosto di ciò che conta, una buona volta! Parliamo di soldi e di giustizia!”Gesù ribatte con una strana domanda: “O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?”. Una prima possibilità è che gli stia dicendo: “E che c’entro io con queste cose? Non è questo il mio compito. Nessuno mi ha messo a fare questo”. Se è così, già ci sarebbe molto da cavarne fuori.Ma la risposta di Gesù può esser letta anche in altro modo. Noi sappiamo dallo stesso Luca – negli Atti degli Apostoli, quando Paolo parla ad Atene (At 17,31) – che per i primi cristiani era forte la consapevolezza di quel che è il nostro settimo articolo del Credo: “Verrà a giudicare i vivi e i morti”.Chi lo ha stabilito giudice sugli uomini e mediatore fra Dio e l’uomo? Il Padre lo innalzerà a giudice e discrimine della storia.Infatti, Gesù prosegue con i parametri del discernimento: cosa è veramente importante nell’esistenza? Da cosa dipende la vita?Perciò racconta la parabola di un uomo che, dopo un immenso raccolto, si mette a pianificare tutto come se non morisse mai, come se tutto sia nelle sue mani.Ma Dio ha altro da dirgli: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita”. Non hai fatto i conti con me. La vita e la morte sono in mio potere.Quando sant’Ignazio consegna i parametri per prendere le decisioni importanti, usa, fra le altre, l’immagine di arrivare al cospetto del Signore nel giorno del giudizio.Sto decidendo se fare una cosa: come ci starò davanti a Dio? Se scelgo questo, reggerò il suo sguardo o mi vergognerò di questa scelta?Il parametro è la vita, ma quella vera, quella eterna. E quindi, il discrimine è il termine delle cose.Nella prima lettura di questa domenica c’è il poderoso inizio del libro del Qoèlet: “Vanità delle vanità: tutto è vanità!”. Era il canto allegro di san Filippo Neri, che preferiva il paradiso a ogni svolta della vita.Tutto è vanità. Tutto passa. San Paolo dice che solo l’amore andrà oltre la morte (cfr. 1 Cor 13,8). Solo le relazioni vanno oltre la morte. Amare i miei fratelli è questione di eternità, i soldi no. Dividere l’eredità con lui o perdonarlo perché non l’ha divisa con me, è questione di eternità.Il resto è spazzatura. Passerà la morte e se lo porterà via. Poi starà in piedi solo l’amore» (ROSINI FABIO, Di Pasqua in Pasqua. Commenti al Vangelo domenicale dell’anno liturgico C, San Paolo, Cinisello Balsamo 2024, pp. 159-161).