Pensiero serale 02-09-2025

Vi presento il commento di padre Vanhoye alle letture della s. Messa di oggi (1 Ts 5,1-6.9-11; Lc 4,31-37). È messa in grande evidenza l’efficacia della Parola. Forse questo è l’augurio principale che voglio farvi: di fare esperienza dell’enorme differenza tra le parole umane e la Parola di Dio.

«Quando Gesù parlava, la gente era impressionata dall’autorevolezza della sua parola. Egli non faceva riferimento alla tradizione degli scribi, ma parlava “con autorità”, come ci informano i Sinottici (cf. Mt 7,29; Mc 1,22; Lc 4,32). Questa era una novità. Nella Palestina, il modo normale di insegnare era di far riferimento all’insegnamento dei maestri precedenti. Lo vediamo ancora oggi in tutti i documenti della tradizione nei quali si ripete quello che dicevano rabbi Gamaliele, rabbi Achiba, o altri. Gesù invece parlava senza basarsi sull’autorità di nessun maestro: aveva la sua autorità personale, e questo gli bastava.

Il Vangelo ci mostra che l’autorità di Gesù è confermata dall’efficacia della sua parola, che si manifesta nel suo scacciare un demonio impuro. Egli ordina a questo demonio di tacere e di uscire dalla persona di cui si è impadronito, e il demonio non può fare altro che ubbidire. Allora “tutti furono presi da timore [è il timore che invade una persona quando si trova di fronte a una manifestazione divina] e si dicevano l’un l’altro: Che parola è questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti impuri ed essi se ne vanno?”. La parola di Gesù non soltanto era autorevole, ma era anche efficace.

Nella prima lettura, Paolo dice: “Voi fratelli non siete nelle tenebre […]. Siete tutti figli della luce e figli del giorno”. Noi siamo figli della luce grazie alla parola di Gesù; siamo figli del giorno grazie all’efficacia della sua Parola. Questa Parola giunge a noi nei sacramenti. Non raggiunge soltanto i nostri orecchi, ma anche il nostro cuore e la nostra coscienza. Ci purifica profondamente e ci rende figli della luce. Così noi possiamo sentirci sicuri, e non corriamo il pericolo di essere sorpresi dagli avvenimenti che sopraggiungono. In qualunque difficoltà o tribolazione possiamo trovarci, noi, grazie a questa Parola, siamo in grado di trasformare queste situazioni in occasioni di progresso e di vittoria. Chi è attaccato ai beni terreni si trova sempre in una situazione di insicurezza; chi invece segue Gesù e accoglie la sua parola, ha in se stesso la forza e la tranquillità che gli permettono di superare ogni ostacolo.

Paolo poi dichiara: “Dio non ci ha destinato alla sua ira, ma a ottenere la salvezza per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo”. Gesù è morto per noi; a partire da questo evento la sua parola ha acquistato tanta più forza e tanta più efficacia. Ormai possiamo essere sempre con lui, vivere con lui e per lui, e trovarci così nella pace e nella sicurezza» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume III – Tempo ordinario/2, Edizioni AdP, Roma 2015, pp. 104-105).

Vi segnalo alcuni punti che ritengo molto importanti.

Il mio cuore e la mia coscienza sono davvero raggiunti dalla Parola?

Ho capito l’indissolubile legame tra la Parola e i Sacramenti?

Gusto con frequenza la seguente frase di padre Vanhoye: “Possiamo essere sempre con lui, vivere con lui e per lui”?

Infine, penso che quando il biblista sottolinea la nostra superiorità rispetto a difficoltà e tribolazioni, dobbiamo collegarci con Mt 7,24-27. Io sono sempre convinto che l’uomo di oggi vive talmente fuori di sé che tende costantemente a deresponsabilizzarsi fino ad accentuare in modo assurdo ciò che è fuori di lui, dimenticando il primato di Dio nel suo cuore, nella sua mente e nella storia. È facile (e triste) addossare ogni colpa al governo o alla famiglia o alla Chiesa o ai vicini o ai colleghi. “Forse” è meglio impegnarsi in prima persona, uniti sempre con Gesù. “Forse” i santi ci hanno testimoniato solo questo (mi limito a ricordarvi san Francesco d’Assisi).