Pensiero serale 03-07-2025

Stasera spero di aiutarvi a fare una forte esperienza di fede, meditando a lungo e ripetutamente il brano del Vangelo della s. Messa di oggi (Gv 20,24-29) grazie al commento di papa Benedetto XVI. Le sue parole mi hanno colpito particolarmente. Lo scorso 26 maggio vi ho già detto che sono state pubblicate alcune omelie inedite pronunciate da lui sia durante il Pontificato sia dopo le sue dimissioni. Ora vi spedisco una parte di ciò che egli ha detto il 3 luglio 2009, ovviamente meditando sull’esperienza di san Tommaso. Io sono sempre rimasto profondamente affascinato da questo passo del Vangelo per molti motivi, per esempio perché siamo invitati a riflettere sulla fede, sulla beatitudine della fede.Papa Benedetto si sofferma in particolare su un tema, che vi ho segnalato sabato scorso, 28 giugno, grazie al commento donatoci da papa Leone nell’Udienza generale del 25 giugno, dedicata a un altro brano del Vangelo (Mc 5,21-43): il tema del “toccare”. «Abbiamo sentito nel Vangelo di oggi che Gesù è risorto, ma Tommaso non l’ha visto. E di nuovo appare il realismo di Tommaso: per lui non è sufficiente che altri gli dicano: “È risorto e l’abbiamo visto”, non vuole seguire impressioni, dicerie, non vuole seguire solo un’idea.Per lui non è sufficiente che la Risurrezione sia forse una visione interiore, un’idea su che cosa dovrebbe succedere: vuol toccare, vuole un realismo forte, anzi materializzato.Forse ci meravigliamo, ma questo realismo appartiene proprio alla struttura della fede cristiana. Nella sua seconda Lettera San Pietro dice: “Noi non abbiamo seguito favole, ma abbiamo visto con i nostri propri occhi” (2 Pt ,1,16) e San Giovanni, nella sua prima Lettera, dice: “Noi abbiamo toccato il Verbo della verità” (1 Gv 1,1). “Toccato”, è questo che vuole Tommaso: toccare il Verbo della verità, vedere.In realtà, Dio si è fatto toccabile, perché il Dio cristiano non è un Dio mitologico, le cui storie possono essere avvenute sempre e mai, ma è un Dio che ha compiuto una storia reale nella materialità di questa terra, si è iscritto in questa terra. C’è l’impronta di Dio nella terra, possiamo vedere le strade dove Gesù è realmente andato, possiamo vedere il luogo dove è nato, possiamo vedere il sepolcro, possiamo vedere anche il Golgota, il luogo della sua crocifissione.Ha lasciato la sua impronta in questa terra, voleva essere toccabile: in questo senso è giusto che Tommaso non voglia seguire solo voci, ma anche “toccare”, cioè avere una reale certezza che questa Risurrezione è vera, che questo Gesù realmente è risorto e vive. E così succede: Gesù viene a porte chiuse e sta in mezzo a loro, e Tommaso mette la sua mano nel suo Cuore aperto. E qui, tocca e impara una dimensione, una seconda dimensione del toccare, del vedere: tocca la ferita mortale, e questa persona, che doveva essere morta a motivo della ferita mortale, vive.Tommaso tocca la morte di Gesù e così vede la vita di Gesù, e vede anche che Gesù è entrato attraverso porte chiuse nel Cenacolo, che è un uomo e tuttavia è toccabile nella verità della sua Risurrezione. Tocca Gesù, tocca il suo Cuore di carne, e tocca di più: tocca col suo cuore il Cuore di Gesù, e vede Gesù, e vede più che l’uomo: in questo momento, vedendo, toccando l’uomo, vede Dio con gli occhi del suo cuore aperto. In ginocchio, adora, e ci dona una delle più belle preghiere della cristianità, una confessione essenziale della nostra fede: “Mio Signore e mio Dio!”. Quindi, vi sono qui due dimensioni del toccare: Tommaso tocca l’impronta materiale e tocca col cuore il vero Cuore di Gesù, e così vede più di quanto vedono gli occhi corporali» (BENEDETTO XVI, «Il Signore ci tiene per mano». Omelie inedite 2005-2017. Avvento, Quaresima, Pasqua, Libreria Editrice Vaticana 2025, pp. 298-300).Papa Ratzinger ci aiuta a riflettere sul centro della nostra fede. In Gesù Risorto c’è una grandissima e sconvolgente “coincidenza” di morte e di vita. San Tommaso, toccando la ferita mortale di Gesù, incontra la Persona viva, il Vivente. Non posso non esortare me e ciascuno di voi a porci alcune domande. Ho mai toccato col mio cuore il Cuore di Gesù? Ho mai fatto l’esperienza di essere io toccato da Lui, dalla sua Tenerezza, dalla sua Misericordia, per esempio quando mi confesso o quando partecipo alla s. Messa e ricevo l’Ostia? E da questa esperienza deriva qualche conseguenza nel mio amare non solo Lui, ma anche la Chiesa e ogni fratello? E sono consapevole che se mi confesso raramente e se raramente partecipo alla s. Messa o addirittura raramente mi accosto all’Eucaristia, io perdo (o trascuro) il più grande dei tesori, anzi l’unico Tesoro, l’unico motivo, l’unica Persona per cui vale la pena vivere? Non ho potuto non pensare con amarezza a tanti cristiani che non sono mai andati in Terra Santa. Ovviamente ora è a dir poco pericoloso andarci, ma tanti non ci sono andati anche quando la situazione era relativamente tranquilla. Non riesco davvero a raccontare ciò che ho provato quando sono entrato nella Grotta di Betlemme, quando ho poggiato le mani sul luogo in cui fu deposto il Corpo di Gesù appena morto. Stando sul Golgota, dinanzi al luogo della Crocifissione, avevo un solo desiderio: restare lì per sempre. E poi misi la mano nel foro in cui era stato messo il palo della Croce. Sono ben consapevole che l’esperienza di Gesù la possiamo fare anche senza questo viaggio. Infatti, è puro dono dello Spirito Santo. È questo che auguro a me e a ciascuno di voi. Credo che non ci possa essere gioia più grande di questa. Sono anche certo che, quando Gesù ci dona un’esperienza come questa, possiamo arrivare a non desiderare più il Paradiso, per il semplice fatto che Lo abbiamo già qui. Già qui Gesù è con noi, anzi dentro di noi. Sta a noi accoglierLo veramente, senza mai dimenticare di amarLo in ogni uomo.