Ieri ho dedicato il pensiero al Curato d’Ars, quindi stasera ritengo opportuno offrirvi il commento alle letture della s. Messa di ieri (Nm 11,4-15 e Mt 14,13-21). So di ripetermi spesso, ma non posso non chiedervi di meditare bene prima questi brani biblici e solo dopo di passare al commento di padre Vanhoye, che ritengo particolarmente prezioso perché non solo collega molto bene le due letture, ma soprattutto ci offre spunti preziosi per la nostra vita.«La liturgia di oggi ci propone il racconto evangelico della moltiplicazione dei pani, accostandolo all’episodio delle proteste degli Israeliti nel deserto e della posizione presa da Mosè.Nel deserto, gli Israeliti protestano, si lamentano e giungono addirittura a rimpiangere la dura vita di popolo oppresso in Egitto; dicono: “Ci ricordiamo dei pesci che mangiavamo in Egitto gratuitamente, dei cetrioli, dei cocomeri, dei porri, delle cipolle e dell’aglio. Ora la nostra gola inaridisce; non c’è più nulla, i nostri occhi non vedono altro che questa manna”. Essi devono dipendere ogni giorno dalla porzione di manna che viene data loro da Dio, e questo non li soddisfa.Mosè ascolta i loro lamenti; e poiché questa situazione costituisce per lui “un peso troppo grave”, anch’egli si lamenta con Dio: “Perché hai fatto del male al tuo servo? Perché non ho trovato grazia ai tuoi occhi, al punto di impormi il peso di tutto questo popolo?”. Mosè è così scoraggiato da chiedere a Dio di farlo morire: “Se mi devi trattare così, fammi morire piuttosto, fammi morire, se ho trovato grazia ai tuoi occhi; che io non veda più la mia sventura!”.Nel Vangelo, vediamo che le persone che hanno seguito Gesù non hanno il tempo per lamentarsi, perché prima i Dodici e poi Gesù stesso si preoccupano di loro. Il comportamento degli apostoli presenta una certa somiglianza con quello di Mosè: in un primo momento, infatti, essi cercano di evitare ogni responsabilità, suggerendo a Gesù di congedare tutta quella folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare. Ma Gesù respinge questa soluzione; si assume la responsabilità della situazione ed esorta i suoi a fare altrettanto, dicendo: “Voi stessi date loro da mangiare”.Però in questa circostanza manca praticamente tutto: ci sono soltanto cinque pani e due pesci, e la volontà di condividerli. Che cosa fa allora Gesù? Non imita Mosè, non si lamenta, ma alza gli occhi al cielo e “pronunzia la benedizione”, cioè ringrazia il Padre. Pronunziare la benedizione, nel linguaggio biblico, vuol dire ringraziare Dio per i suoi benefici, come noi facciamo in ogni Eucaristia al momento di presentare le offerte, con queste parole: “Benedetto sei tu, Signore, Dio dell’universo: dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane… questo vino”. È una preghiera di ringraziamento.Gesù rende grazie in un momento in cui non c’è abbondanza, ma c’è soltanto qualcosa che non è affatto sufficiente per tante persone. Tuttavia il suo atteggiamento di amore riconoscente sblocca la situazione, perché permette alla generosità del Padre di manifestarsi. Gesù spezza il pane, lo dà ai discepoli e questi alla folla, e tutti possono mangiare a sazietà. Il miracolo è sovrabbondante: alla fine i discepoli portano via dodici ceste piene di pezzi avanzati.Quando ci troviamo in una difficoltà, la prima cosa che dobbiamo fare è renderci conto di ciò che abbiamo a disposizione.Gesù ha detto agli apostoli di portargli i cinque pani e i due pesci, e ha ringraziato Dio per questi doni. Anche noi dobbiamo cominciare con il poco che abbiamo a nostra disposizione, utilizzandolo con amore riconoscente verso il Padre. In una tale circostanza, infatti, il lamento chiude ogni possibilità di soluzione e trasforma la situazione in vicolo cieco; il ringraziamento, invece, che pone tutta la fiducia in Dio, apre ogni situazione alla generosità divina, permettendo a Dio di sbloccarla. Dio infatti viene sempre in nostro aiuto, ci soccorre in modi imprevedibili e vuole compiere meraviglie per noi. Ma occorre che noi gli esprimiamo il nostro amore riconoscente.Questo deve essere il nostro atteggiamento abituale. Paolo dice ai Tessalonicesi: “In ogni circostanza rendete grazie” (1 Ts 5,18). Quindi, dobbiamo rendere grazie a Dio anche nei momenti di difficoltà e di necessità. Le situazioni difficili nascondono una grazia che ci viene offerta da Dio e che deve essere accolta con rendimento di grazie. I santi, testimoni credibili di questa verità, ci insegnano ad agire così, perché sanno che Dio nelle prove prepara per noi una grazia preziosa. Accogliere le difficoltà con amore riconoscente ci apre alla gioia, allo slancio, e ci permette di superare gli ostacoli con l’aiuto di Dio» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume III – Tempo ordinario/2, Edizioni AdP, Roma 2015, pp. 11-13).A me sembra evidente che una delle grandi tentazioni oggi, ma forse sempre, è la “cultura del lamento”, unita alla “cultura del giudizio”. È molto facile criticare la sanità o la politica o la magistratura o la scuola o i colleghi di lavoro o i nostri parenti o il sindaco o il …cattivo tempo o le nostre cattive condizioni di salute… Dopo tutto non è difficile fare l’elenco delle cose che non vanno bene o degli errori …degli altri (cfr. Mt 7,3-5). Inoltre, ho il timore che possiamo pensare che gli eventi narrati dalla Bibbia ci riguardino poco perché lontani nel tempo o perché nella nostra vita raramente vediamo miracoli…A me (spesso fautore della “teoria del bicchiere …mezzo vuoto”) questo commento di padre Vanhoye ha dato luce e pace, perché è una forte invito a coltivare sul serio non l’estroflessione (che consiste nel limitarsi a constatare ciò che accade attorno a noi, col rischio di cadere in quello che papa Francesco chiamava il chiacchiericcio), ma una vera e profonda spiritualità, la vera vita interiore, che poi si “riduce” semplicemente a lasciarsi guidare dallo Spirito Santo e a chiedersi cosa desidera da noi Gesù in questo momento, in questa situazione concreta. Mi pare che dai brani biblici e dal commento di padre Vanhoye siamo invitati alla speranza, caratterizzata dalla certezza che Dio ci ama e dal saper ringraziare il Signore per i suoi doni. Ecco le due frasi che forse mi hanno colpito maggiormente: «Quando ci troviamo in una difficoltà, la prima cosa che dobbiamo fare è renderci conto di ciò che abbiamo a disposizione. […] Anche noi dobbiamo cominciare con il poco che abbiamo a nostra disposizione, utilizzandolo con amore riconoscente verso il Padre».Infine, vi invito a notare come il brano del Vangelo di ieri è certamente un’anticipazione della s. Messa. Chissà quante volte ho detto ai miei parrocchiani che è molto triste limitarsi al precetto domenicale inteso come imposta da pagare.