Il vangelo della s. Messa di oggi (Lc 5,33-39) ci presenta varie immagini: il vino negli otri, il vestito, le nozze. Vi invito a cercare nella Bibbia i luoghi in cui queste immagini sono presenti, per esempio il “Cantico dei Cantici” (il matrimonio), Ef 5,21-33 (il parallelo tra le nozze di Cristo con la Chiesa e il matrimonio tra l’uomo e la donna). Non dimentichiamo che il primo miracolo di Gesù contiene riferimenti sia al matrimonio sia al vino (cfr. Gv 2,1-11). Vi invito anche a meditare i primi tre capitoli del profeta Osea. A questo tema dedico alcune pagine del Manuale (pp. 100-101; 162-163).
È difficile rendersi conto della sacramentalità del matrimonio senza meditare questi passi biblici, tenendo conto anche della ricchissima “Teologia del corpo” di papa Wojtyla. Da un certa ignoranza poi scaturisce una grave confusione dottrinale con devastanti ricadute sul piano morale e pastorale per il dramma dei divorziati.
Io temo che poche persone meditano (e gioiscono) sull’unione sponsale col Signore cui ognuno è chiamato. Dall’immensità di tale unione deriva la triste mediocrità di chi intende il IV comandamento come il pagamento di una imposta (andare a Messa solo il sabato sera o la domenica). Questa preghiera ci aiuta a meditare tutto ciò.
«Grazie, Signore, per averci invitato alle tue nozze! Noi, la tua chiesa, siamo coloro che conoscono il “prezzo” di questa festa, che conoscono la storia del tuo amore per l’umanità fin dall’inizio. Tu sei lo sposo e noi i tuoi amici! Ma per l’uomo che soffre la lontananza da Dio, tu se lo sposo che ogni giorno offre il vino nuovo della gioia.
Qual è allora il compito che affidi ai tuoi amici, in questo tempo in cui sperimentiamo l’attesa del tuo ritorno tra noi? Certamente quello di andare alla ricerca della sposa, di parlarle della tua bellezza, cantandole le tue parole d’amore, per gioire infine con te nel giorno in cui l’amata ti avrà riconosciuto come l’unico capace di donarle la vita, di aprire per lei la strada verso Dio.
Così tu ci chiami a vivere fin d’ora nella novità del tuo regno, regno di riconciliazione e di pace, per essere “otri” capaci di contenere e comunicare il tuo amore infinito per ogni uomo» [MINO MARIALURA, Oratio, in ZEVINI GIORGIO –CABRA PIER GIORDANO (a cura di), Lectio divina per ogni giorno dell’anno, Queriniana, Brescia, 2001, vol. 11, p. 208].