Anche questa settimana vi porgo il commento di don Fabio. La Pentecoste è una festa particolarmente importante. Ho sempre avuto l’impressione che non sia facile parlare dello Spirito Santo. Queste riflessioni certamente ci saranno d’aiuto.«In greco il termine “Paraclito” corrisponde al latino “advocatus” e letteralmente vuol dire “colui che è chiamato vicino”. Era l’antico compito dell’avvocato difensore che non parlava al posto dell’imputato, ma gli stava vicino e lo consigliava su come difendersi.Lo Spirito Santo non fa le cose al posto nostro ma ci consiglia cosa fare, e noi possiamo accogliere o trascurare le sue ispirazioni. La nostra libertà è preziosa agli occhi del Signore, e lo Spirito Santo non è una prevaricazione, ma innesca una relazione personale adulta. Con Lui si cammina nella libera adesione, non nelle forzature.Talvolta, nella fase dell’immaturità spirituale, si desidera essere gestiti come degli schiavi, chiedendo obbedienze e indicazioni per uscir d’impaccio nelle situazioni, ma la fede non funziona così Obbligo e compulsione caratterizzano invece la tentazione, come è evidente quando un vizio domina la vita di una persona: allora si è schiavi, non liberi.Lo Spirito Santo per sua natura ispira, tocca interiormente. E se gli si apre la porta, introduce all’intimità con Dio.Il Vangelo usa un’espressione notevole per parlare di questa intimità: “Prenderemo dimora presso di lui”. Nell’Antico Testamento, la dimora di Dio era il Tempio. Il nuovo tempio di Dio è il cuore dell’uomo, la parte più profonda del mio essere.Notiamo bene, “prendere dimora” è il contrario di una relazione occasionale o transitoria. Vivendo in casa con qualcuno si sviluppano naturalmente delle consuetudini. Mentre alcuni pensano che la vita cristiana sia il compimento di una serie di doveri esterni, in realtà si tratta di vivere con delle belle abitudini, in una relazione stabile, continuativa. Non si tratta di vivere l’eccezionale ma l’ordinario, questo è dimorare. Non si tratta di fare una cosa bella, ma di fare tutto secondo bellezza.Siamo nella festa di Pentecoste, ed è giusto chiedersi cosa significhi essere guidati dallo Spirito Santo. Si può pensare a una guida esteriore, una sorta di navigatore che momento per momento dice se girare a destra o sinistra. Ma così saremmo marionette, non persone.Lo Spirito Santo parla invece nel profondo, dove insegna e ricorda facendo crescere il cuore, famigliarizzandolo al bene e al profumo delle cose limpide; di conseguenza ci si sente a proprio agio nell’amore, nella tenerezza e nella cura, sentendosi “a casa” nel bene e provando estraneità per il torbido e per il perverso.Per contro, chi ha lo spirito del mondo ha simpatia per l’ambiguo e il malizioso, è intrigato dal parlar male, è divertito dalla trasgressione, cerca soddisfazione e piacere in ogni istante, prova antipatia per le cose semplici e lineari.Il bene è una bellissima ragazza acqua e sapone, struccata e semplice che non si impone; ma se la noti, ti innamori perdutamente. Il male è una ragazza bruttina ma truccata pesantemente, piccante e triviale, che distrae e abbindola.Il male seduce, il bene rispetta. Non giocano lo stesso gioco.Chi ha lo Spirito Santo ha imparato la differenza» (ROSINI FABIO, Di Pasqua in Pasqua. Commenti al Vangelo domenicale dell’anno liturgico C, San Paolo, Cinisello Balsamo 2024, pp. 122-124).Ribadisco che non è facile parlare dello Spirito Santo, semplicemente perché di una Persona occorre fare esperienza e poi non è facile parlarne con chi questa esperienza non l’ha fatta (e magari non la vuole fare). È certo che lo Spirito Santo desidera essere accolto da ciascuno di noi.Molte frasi di don Fabio mi hanno colpito, ma una in particolare, ed è questa: «“prendere dimora” è il contrario di una relazione occasionale o transitoria».Esattamente ho paura di una pastorale ridotta a eventi (feste, convegni, processioni, Battesimi, Prime Comunioni…). Certamente anche questi eventi sono importanti, ma io sono sicuro che col Signore e anche con le persone conta un rapporto stabile. Perciò affermo continuamente che non saper decidere in quale comunità parrocchiale vivere e servire stabilmente sia quanto meno discutibile. Auguro a ognuno di saper cogliere nello Spirito Santo la bellezza dell’unità in Dio, anche nella difficoltà e nella bellezza della diversità. Ciò che conta è che ognuno si impegni a eliminare il peccato e ad accogliere nel cuore la voce e l’azione dello Spirito.