Le letture della s. Messa di oggi (Nm 20,1-13; Mt 16,13-23) ci aiutano a riflettere su alcuni temi molto importanti: ci fidiamo di Dio? In che rapporti siamo con la Chiesa?«Siamo spesso, Signore, come il popolo d’Israele nel deserto, pronti a mormorare contro di te, superficialmente nostalgici di quanto abbiamo lasciato alle spalle con la nostra conversione, il nostro battesimo, la nostra vocazione ecclesiale. Ci spaventa il futuro e non ci fidiamo abbastanza dei tuoi piani di salvezza. Eppure la tua parola è una parola che invita non solo a credere, ma anche a sperare, perché è parola di promessa.Donaci il coraggio di confessare il tuo nome di Messia e Figlio del Dio vivente. In mezzo alle burrasche della vita, alle incertezze, facci ricordare le promesse che hai fatto alla tua chiesa. Una chiesa che può essere una barca sballottata dalle onde della tempesta, ma pur sempre roccia ferma, che ha in te, Signore della chiesa, il suo fondamento e la sua pietra angolare. Donaci soprattutto di credere in te, anche quando ti manifesti e ti proclami Messia crocifisso, e così ti riveli nella nostra vita. E donaci di saper attendere, con fiducia, nelle tue promesse, fino a quel terzo giorno della vita dove sempre tu, Signore vittorioso, ti dimostri fedele» [CASTELLANO JESUS, Oratio, in ZEVINI GIORGIO –CABRA PIER GIORDANO (a cura di), Lectio divina per ogni giorno dell’anno, Queriniana, Brescia, 2001, vol. 11, p. 34].Mi colpisce molto il fatto che la Chiesa viene presentata al tempo stesso come «barca sballottata dalle onde» e come «roccia ferma». Credo che sia fondamentale guardare la Chiesa con gli occhi della fede, ricordando sempre che è pura illusione pensare di amare Gesù se non amiamo anche il suo corpo, che è appunto la Chiesa. Mi limito a segnalarvi At 9,5.