Il Vangelo di questa domenica ci consente di riflettere su vari punti. Come sempre, don Fabio ci può essere di grande aiuto.« “Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli!”.Ci possono essere tanti modi di guardare alla propria vita. In genere ci si proietta sul futuro pensando a qualcosa che ci realizzi e ci appaghi. Si pensa di fare cose belle o interessanti. Una verifica importante di due fidanzati è il momento in cui dialogano su come vedono il futuro, come pensano di impostare la loro vita concreta e rivelano l’uno all’altra le loro attese, i loro desideri.Ci sono quelli che attendono la pensione per poter finalmente fare qualcosa a cui sperano di potersi dedicare da sempre.Qualcuno ha detto che l’uomo è un essere per il futuro, ovvero esiste a seconda di come vede ciò che gli viene incontro. Se pensa di andare verso qualcosa di bello, tutto è saporito; se pensa che la sua vita va incontro al disastro, tutto è tragico.Il Vangelo di questa domenica dice il futuro del “piccolo gregge” di Cristo che siamo noi: al Padre è piaciuto assegnarci il suo Regno.Ma tale meta meravigliosa ha la sua strada. Passa per rinunce che non sono perdite, ma guadagni.E c’è un atteggiamento da assumere, che cambia le nostre prospettive radicalmente.Pensare a sé stessi come a dei servi che attendono il padrone è controintuitivo. Noi pensiamo alla nostra vita piuttosto come ad un possesso da gestire, e il buon futuro, per noi, è la certezza di tale possesso, cerchiamo questa rassicurazione, e addirittura rendiamo la fede una delle strade di questa sicurezza.Poi risulta che stimiamo le persone che sanno donare la loro vita …dobbiamo fare pace col cervello: o la vita piena consiste nell’amore, e quindi nella perdita della vita stessa per qualcuno, o consiste nella salvaguardia della nostra esistenza.La domanda latente è: chi è il padrone? Se sono io, la vita mi deve obbedire, i fatti mi devono confermare nelle mie convinzioni e tutto deve essere a mia disposizione. Ma questo non succede a nessuno. Semplicemente perché è falso.Il padrone è un Altro. Se vivo come se fossi io, la vita diventa assurda, e scado nell’ansia da difesa di un tesoro che si sfalda e si corrompe. Ma il padrone è Dio Padre e la realtà obbedisce a Lui. E quando lo si accetta si accende la lampada per restare in guardia e ci si cingono i fianchi, come fu nella notte della liberazione pasquale, attendendo nei fatti che il Signore passi e ci porti con Lui.Ogni giorno passa, e ci chiede di andar con Lui, di fidarci. E se ci lasciamo portare, nelle cose che ci accadono, l’esistenza diventa un’avventura, e il Signore compie in noi le sue opere.Aprire subito al padrone quando bussa. Picchia alla nostra porta negli imprevisti, nelle necessità di qualcuno che abbiamo accanto, nei deragliamenti della vita. Bussa e dice: ti fidi di me? Sono io il padrone o no? Ti fai portare? Mi dai il volante della tua vita?Se apro e lo accolgo, entro nella Provvidenza. Se non apro, la vita resta sulle mie spalle, e io ne faccio la somma delle mie ansie.Meglio aprire. Il Padrone, per fortuna, è lui» (ROSINI FABIO, Di Pasqua in Pasqua. Commenti al Vangelo domenicale dell’anno liturgico C, San Paolo, Cinisello Balsamo 2024, pp. 162-164).Mi colpiscono i cenni ai fidanzati e alla pensione. Spero tanto che quando questi pensieri li legge una persona sposata, prima o poi si renda conto dell’importanza del cammino di coppia, anche se so bene che un cammino spirituale non si improvvisa. Se una vita matrimoniale nasce in modo ateo, non è facile renderla cristiana, ma io credo ancora nei miracoli!