Pensiero serale 14-08-2025

Stasera voglio tornare sul testo che vi ho spedito ieri: il Papa ci ha aiutato a riflettere su ciò che disse Gesù durante l’Ultima Cena in riferimento al tradimento di Giuda. So che alcuni hanno interpretato la vicenda in modo strano, quasi che Giuda abbia collaborato col piano di Dio e che sia stato addirittura “usato” da Gesù per il suo progetto. Non dimentichiamo mai che ci sono insieme il disegno di Dio e la libertà dell’uomo. Qualcuno potrebbe anche obiettare: “Perché Gesù lo ha chiamato, se già sapeva che Giuda avrebbe sbagliato?”. Rispondo con una domanda: conosco tanti sacerdoti e suore che prima hanno risposto alla chiamata e poi hanno tradito; quindi Dio non doveva proprio chiamarli? Lo stesso discorso vale anche per le persone sposate. Io penso semplicemente che è fondamentale capire cosa Gesù ci chiede, sapere che siamo liberi, ma che senza la Grazia del Signore è impossibile sia rispondere sia perseverare.Per quanto riguarda il discorso pronunciato ieri dal Papa, penso che, in particolare, siamo spinti a riflettere su due frasi. Gli Apostoli dissero a Gesù che aveva preannunciato il tradimento: «Sono forse io?» (Mc 14,19). Poi c’è la frase terribile pronunciata dal Signore in riferimento a Giuda: «Guai a quell’uomo, dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!» (Mc 14,21).Il tema del tradimento è certamente uno dei più dolorosi. Ognuno vi può riflettere da vari punti di vista: come e quando io ho tradito o potrei tradire? Come ho vissuto, come vivo eventuali tradimenti che ho subìto? Ovviamente tutto ciò lo possiamo meditare su un piano soltanto “umano” o anche e soprattutto nell’ottica della fede. Credo che ogni frase dell’udienza di stamattina vada meditata accuratamente. A me sembra che ci siano proposti due temi in modo particolare: • Non bisogna ignorare la drammatica realtà del male. • Il primato è certamente della speranza.Ecco come il Papa descrive il tradimento:«Se rinneghiamo l’amore che ci ha generati, se tradendo diventiamo infedeli a noi stessi, allora davvero smarriamo il senso del nostro essere venuti al mondo e ci autoescludiamo dalla salvezza».Mi ha colpito molto il commento del Papa alle parole «Sono forse io?» (Mc 14,19).«Questa domanda – “Sono forse io?” – è forse tra le più sincere che possiamo rivolgere a noi stessi. Non è la domanda dell’innocente, ma del discepolo che si scopre fragile. Non è il grido del colpevole, ma il sussurro di chi, pur volendo amare, sa di poter ferire. È in questa consapevolezza che inizia il cammino della salvezza».In altre parole, siamo invitati a evitare due opposti errori: mi illudo (e presumo) che non farò mai certi errori; oppure mi dispero per aver sbagliato. Occorre piuttosto essere al tempo stesso umili e vigilanti.Le ultime parole del discorso sono davvero splendide: «Questa è la speranza: sapere che, anche se noi possiamo fallire, Dio non viene mai meno. Anche se possiamo tradire, Lui non smette di amarci. E se ci lasciamo raggiungere da questo amore – umile, ferito, ma sempre fedele – allora possiamo davvero rinascere. E iniziare a vivere non più da traditori, ma da figli sempre amati».