Questa sera voglio anzitutto ringraziare le tante persone che mi hanno spedito gli auguri e li ricambio con gioia. Vi ricordo sempre tutti nella preghiera. Don Fabio ci aiuta a meditare su questa festa bellissima. «Le feste della Beata Vergine Maria celebrate dalla Chiesa sono in parallelo con quelle che riguardano il suo Figlio benedetto.La solennità dell’Assunzione corrisponde alla Resurrezione e Ascensione del Signore. È notevole la differenza fra quel che si dice di Maria che è una creatura – la più bella e la più limpida, ma pur sempre creatura – e quel che si dice di Gesù, che è il Signore, vero Dio e vero uomo, generato, non creato, della stessa sostanza del Padre.Il Signore ascende, Maria è assunta. Il primo è attivo, la seconda è passiva. In questa differenza sussiste una chiave luminosa per la nostra fede.Il cielo non è una cosa a cui arrivare ma a cui farsi portare.Dice Gesù: “Nessuno è mai salito al cielo, se non colui che è disceso dal cielo, il Figlio dell’uomo” (Gv 3,13).Le nostre balbuzie spirituali e i nostri fallimenti nell’amore dipendono dall’aver costruito il nostro cristianesimo impilandolo sopra le nostre confusioni. Le nostre iniziative hanno l’orizzonte limitato della nostra incompletezza. E spesso proprio nel momento in cui proviamo ad amare emettiamo inconsapevolmente le tossine del nostro “ego”.Non si va lontani così, come è tristemente attestato da una sterminata serie di fallimenti e mediocrità che abbiamo visto e vediamo in noi e intorno a noi, nel mondo e nella stessa Chiesa.Nel cielo noi saremo assunti e non ci arriveremo mai di nostro. Siamo sempre e comunque salvati, non ci salviamo da soli.Perché è così difficile da accettare? Perché per entrare in questa logica bisogna decentrarsi, come fa la Beata Vergine Maria.Nel testo di questa festa, il Magnificat, la Madre di Gesù proclama nitidamente questa dimensione: “Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente”. Il suo canto è allegro perché è umile: le cose grandi le fa l’Onnipotente. Non sono io il fulcro di quel che mi sta capitando.Maria, sin dall’inizio lascia il centro del palcoscenico, non dice: “Ora faccio questa cosa bella e vedrete che brava che sono”, ma: “Avvenga per me secondo la tua parola!”. Solo con questa frase Dio può entrare nel mondo. Solo questa è la strada del sublime. Le opere grandi Dio non vede l’ora di farle in tutti noi, e le fa appena scopriamo che nella vita c’è molto più da accogliere e assecondare che da inventare.Invece siamo pieni di gente che parla di sé stessa e fa il “loop” continuo del “trailer” delle cose fatte, e appena qualcuno azzecca qualcosa nella vita corre sui social e mette i manifesti. Che noia.Le cose più grandi si fanno accogliendo e decentrandosi.Il Magnificat proclama una vita dove ci si lascia correggere, dove i superbi sono dispersi e gli umili innalzati, dove i potenti sono rovesciati e gli affamati ricevono il pane. La vita diviene bella perché uno non ci si mette contro di taglio, ma la accoglie e la valorizza. Si chiama assecondare la Provvidenza, e non è remissività. È imparare a stare bene lì dove la vita ti ha messo, è amare le persone per quel che sono, è cogliere la grazia latente nelle cose.È vivere nella realtà» (ROSINI FABIO, Di Pasqua in Pasqua. Commenti al Vangelo domenicale dell’anno liturgico C, San Paolo, Cinisello Balsamo 2024, pp. 165-167).Mi limito a evidenziare quelli che mi sembrano i consigli principali che egli ci consegna: decentrarsi e accogliere. Credo che così siamo aiutati a intendere bene l’umiltà, il primato della Grazia e la fiducia nella Provvidenza. Ovviamente questo non esclude il nostro impegno, anzi!