Pensiero serale 21-07-2025

Le letture della s. Messa di oggi (Es 14,5-18; Mt 12,28-42) possono sembrare piuttosto lontane dalla nostra esperienza e dai nostri problemi. Davanti a noi non abbiamo il mar Rosso e non siamo certo inseguiti dagli Egiziani. Eppure, il commento di padre Vanhoye è come sempre prezioso, non tanto per giudicare il pessimo comportamento degli Ebrei, quanto perché siamo aiutati a progredire nella vita spirituale.«Possiamo immaginare l’angoscia degli Israeliti stretti fra il mare e l’esercito egiziano e riconoscerci anche nella loro reazione di viltà, che li spinge a rimpiangere la schiavitù, che prima avevano aborrito, e a criticare Mosè: “È forse perché non c’erano sepolcri in Egitto che ci hai portati a morire nel deserto? […] Non ti dicevamo in Egitto: Lasciaci stare e serviremo gli Egiziani, perché è meglio per noi servire l’Egitto che morire nel deserto?”.La soluzione che essi prospettano è quella di tomare alla schiavitù dell’Egitto. Ma la soluzione di Dio è diversa: “Il Signore disse a Mosè: Perché gridi verso di me? Ordina agli Israeliti di riprendere il cammino”. Per il Signore, la soluzione deve essere cercata nel guardare avanti, nel proseguire il cammino che gli Israeliti hanno intrapreso fidandosi di lui.Questo è un insegnamento per noi. In ogni cammino noi incontriamo ostacoli e difficoltà, anche gravi, e possiamo essere tentati di bloccarci, o di tomare indietro a una situazione passata, che oggi ci appare più conveniente. Ma questo non è il pensiero di Dio.Gesù dice nel Vangelo: “Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio” (Lc 9,62 e par.). Perciò non dobbiamo desiderare di tornare indietro, ma dobbiamo pregare Dio perché ci faccia scoprire la soluzione che egli vuole dare al nostro problema. Essa potrà essere inattesa, ma sarà sempre in continuità con il cammino che abbiamo già fatto in obbedienza alla sua volontà.D’altra parte, non dobbiamo chiedere a Dio “segni”, come fanno i farisei nel Vangelo di oggi. Il Signore ha dato agli Israeliti nel deserto segni strepitosi e, se così gli piacerà, li darà anche ai nostri giorni, ma non spetta a noi chiederli. La richiesta di segni spesso è un alibi per la nostra pigrizia o per la nostra riluttanza a compiere la volontà di Dio.La liturgia della Parola ci dà quindi un insegnamento di coraggio e di fiducia: Dio è forte, ed è fedele; ci invita a camminare insieme con lui, e fa delle difficoltà che incontriamo occasioni per “dimostrare la sua gloria”, la sua presenza vittoriosa. “Io sono il Signore”, dice Dio a Mosè. Da noi egli esige soltanto una totale fiducia in lui, come la esigeva dal popolo di Israele per potergli dare la terra promessa» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola, volume II – Tempo ordinario/1, Edizioni AdP, Roma 2015, pp. 274-275).Sono sempre più convinto che uno degli errori oggi più diffusi e devastanti in ogni campo sia l’estroflessione, cioè l’atteggiamento caratterizzato dalla dimensione esclusivamente sociologica e constatativa: l’uomo tende a vedere e a giudicare ciò che accade, senza avere un atteggiamento di fede, di fiducia e di speranza (= assenza della dimensione verticale). Gli Ebrei erano certamente in una situazione di grossa difficoltà, sofferenza, ingiustizia e persecuzione. Anche noi, magari in proporzioni minori, possiamo attraversare periodi più o meno lunghi di oscurità e di prove. Molto spesso ciò che è attorno a noi non possiamo cambiarlo (per esempio, un collega o un familiare che ci crea problemi in continuazione o una malattia che sembra togliere luce e speranza nella nostra famiglia). Eppure, io sono certo che tutto ciò che ci accade è un appello che il Signore ci rivolge perché cresciamo nella vita interiore, costituita dall’ascolto (pensiamo ancora al Vangelo della s. Messa di ieri: Lc 10,38-42), dalla memoria (di ciò che Gesù ha già operato nella vita di ciascuno di noi), dalla gratitudine, dalla fiducia, dalla speranza, dalla perseveranza e dall’obbedienza. Solo così potremo proseguire il nostro cammino vivendo la virtù stupenda del cristiano: la fedeltà.