Il commento di don Fabio al Vangelo di questa domenica (Lc 13,22-30) ci offre la possibilità di una profonda verifica su vari aspetti della nostra vita.
« “Sforzatevi da entrare per la porta stretta”. Stretta in che senso? Proseguendo nella lettura si apprende che questa porta rimane aperta per un certo tempo, poi si chiude. È una porta temporale, non spaziale. La salvezza è questione di occasioni e momenti opportuni. Ma se Dio è buono, perché a un dato momento chiude la porta? Perché la vita non è un videogioco. L’esistenza umana non è un vecchio film in cui tutto finisce bene. La vita è una cosa seria. Non mi salvo da solo, sono salvato, ma non sono salvato mio malgrado, c’è una parte che è mia. È importante che io attraversi quella porta quando mi si apre. Ci sono occasioni da non perdere. Non posso tirare a campare. Non posso permettermi il lusso di vivere senza entrare nell’amore. Non posso permettermi di essere latitante con i miei figli un giorno dopo l’altro. Un giorno non mi ascolteranno più. Avevo l’occasione stare con loro, ora sono degli estranei. Spesso è così. Abbiamo poco tempo per volerci bene. La porta un giorno si chiude ̶ serve che sia così.
Un esempio banale: se non ci fossero stati esami, pochi di noi avrebbero studiato. Poi, invece, tutta la vita ringraziamo chi ci ha insegnato qualcosa. “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze. Ma egli vi dichiarerà: Voi, non so di dove siete”. Che parola terribile per noi cristiani! Noi abbiamo mangiato con il Signore nell’Eucarestia e abbiamo ascoltato il Vangelo, il suo insegnamento. Gesù non nega i nostri pasti in sua compagnia o di aver ascoltato molte splendide omelie, ma mette in dubbio le origini delle nostre azioni dicendo: “non so di dove siete”. Non so da dove venite, qual è il vostro punto di partenza. Da dove sgorgano i miei atti? Quali sono le mie priorità? A cosa tengo veramente? La pena comminata da Gesù è illuminante: “Allontanatevi da me …”. La condanna è stare lontano da Lui. Nella vita si temono molte cose, ma forse non c’è tutta questa paura di essere lontani dal Signore. Forse si teme di perdere la faccia, di sprecare soldi, di lasciarsi sfuggire delle soddisfazioni o di raggiungere degli obbiettivi; ma aver paura di perdere Gesù…
Se ci dicono che in giro si parla male di noi, o che ci hanno clonato la carta di credito e svuotato il conto, è grave. Se ci dicono che non siamo vicini a Gesù …beh, insomma, si campa lo stesso. Ne terremo conto, grazie. Domani magari ci si pensa un po’…Ma perché questo può sembrare un discorso pesante e suonare come l’ennesima ramanzina? Perché non abbiamo capito cosa è quella porta. Non abbiamo scoperto che per quel passaggio si entra nella vita. Lo si scopre il giorno che si prova a varcarla, il giorno in cui ci si fida di Dio, il giorno che si chiede perdono, che si cerca un fratello per farci pace, che si accoglie qualcuno per come è. Se quella porta è il passaggio per stare con Gesù e inizia a illuminarsi cosa significhi stare con Lui, è un altro discorso. Quando dice: “Sforzatevi da entrare per la porta stretta” in realtà non è una minaccia. È un invito» (ROSINI FABIO, Di Pasqua in Pasqua. Commenti al Vangelo domenicale dell’anno liturgico C, San Paolo, Cinisello Balsamo 2024, pp. 171-173).