Pensiero serale 25-07-2025

Oggi, festa dell’apostolo Giacomo, la Chiesa ci fa meditare sue due passi biblici: 2 Cor 4,7-15 e Mt 20,20-28. Padre Vanhoye nel suo commento sottolinea il cammino di conversione e di trasformazione che Gesù indica agli apostoli e a ognuno di noi: è un cammino caratterizzato da umiltà, servizio e dono di sé. Ci viene donato anche un brano degli “Esercizi spirituali” di sant’Ignazio di Loyola, grazie al quale siamo invitati a conoscere e a vivere l’umiltà.«Nell`Antifona alla Comunione leggiamo: “Hanno bevuto il calice del Signore, e sono diventati gli amici di Dio”. È questa la gloria dell’apostolo, ben diversa da quella che Giacomo sperava di ottenere stando con Gesù. Chi vuole stare con Gesù, può aspirare soltanto alla sua gloria: la gloria di colui che è stato innalzato sulla croce e che chiama i suoi amici a partecipare alle sue sofferenze, in una unione di amore feconda anche per tanti altri. Paolo lo dice esplicitamente, quando parla della sua missione: “In tutto, infatti, siamo tribolati, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, […] cosicché in noi agisce la morte, in voi la vita”.Giacomo era ambizioso; ma Gesù lo ha purificato progressivamente come pure ha purificato gli altri apostoli, insegnando loro la via dell’umiltà, del servizio, del dono di sé, in unione alla sua offerta per giungere alla vera gloria.Tutti i grandi santi hanno capito la necessità di tale purificazione. Sant’Ignazio, ad esempio, non parla di “gradi di amore”, ma di “gradi di umiltà”, e dice: “Il primo grado di umiltà è necessario per la salvezza eterna, cioè che mi abbassi e mi umilii tanto quanto mi sia possibile, perché in tutto obbedisca alla legge di Dio nostro Signore […]. Il secondo è umiltà più perfetta della prima, se, cioè, io mi trovo in tale disposizione che non voglio né mi affeziono più a tenere ricchezza che povertà, a cercare più onore che disonore, a desiderare più vita lunga che breve […]. Il terzo è umiltà perfettissima, quando, cioè, includendo la prima e la seconda, essendo di uguale lode e gloria della divina maestà, per imitare e assomigliare più effettivamente a Cristo nostro Signore, voglio e scelgo piuttosto povertà con Cristo povero che ricchezza, piuttosto ignominie con Cristo pieno di esse che onori, e desidero più di essere stimato insensato e folle per Cristo, il quale per primo fu ritenuto tale, che saggio e prudente in questo mondo” (Esercizi Spirituali, nn. 165-167)» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola. Volume quarto – Solennità e santi, Edizioni AdP, Roma 2015, pp. 81-82).Sull’umiltà ci sarebbe tanto da approfondire. Mi limito a donarvi una frase di Thomas Merton, un grande scrittore statunitense del secolo scorso. Sarebbe bello conoscere la sua vita e le sue opere, davvero preziose. Vi segnalo “La montagna delle sette balze”. Siamo aiutati a riflettere sullo stretto rapporto tra umiltà e perdono. Certamente è un insegnamento prezioso da vivere nelle nostre famiglie, nelle nostre parrocchie, in ogni luogo di lavoro.«Non basta perdonare gli altri, dobbiamo perdonare loro con umiltà e compassione. Se perdoniamo senza umiltà, il nostro perdono è una beffa: presuppone che noi siamo migliori di loro».