Stasera voglio restare sul tema trattato ieri, cioè il commento di padre Vanhoye all’inizio della Prima Lettura della s. Messa (1 Ts 1,2): la preghiera intesa anzitutto come gratitudine.Siamo aiutati a fare un buon esame di coscienza. Non solo devo vedere che importanza do alla preghiera, ma anche se la mia vita è caratterizzata dalla richiesta, dalla giusta considerazione dei miei limiti e delle mie necessità o è anzitutto lode e ringraziamento. Sono certo che, come la gioia è collegata con la gratitudine, così tanta tristezza e ansia spesso sono figlie dell’ingratitudine. Inoltre, potremmo verificarci sull’importanza che diamo (o non diamo) alla crescita nelle virtù teologali (ne parla san Paolo in 1 Ts 1,3). Vi segnalo un libro che può esservi utile: CANTALAMESSA RANIERO, Fede, speranza e carità. Le “tre Grazie” del cristianesimo, San Paolo, Cinisello Balsamo 2023.Mi colpisce molto il riferimento di padre Vanhoye alla differenza tra «una relazione di tre personaggi, e non soltanto di due». In modo molto sintetico siamo spinti a considerare l’enorme differenza tra un povero e diffuso orizzontalismo e la vera vita cristiana, che riconosce la centralità del Signore in ogni relazione umana.Ritengo molto importante due ulteriori precisazioni. Talvolta possiamo avere la tentazione (soprattutto nei momenti o anche nei lunghi periodi di oscurità e tentazioni) che ci sembra di avere ben pochi motivi per ringraziare il Signore. È una tentazione davvero terribile, perché corriamo il rischio di dimenticare che molte volte il Signore interviene in modo stupendo ed efficace (ma quasi “invisibile”) nella nostra vita e magari non ce ne accorgiamo neanche.Infine, la differenza tra l’orizzontalismo e la centralità del rapporto con Dio in ogni relazione umana io la vedo estremamente importante per un cardine della vita cristiana e cioè il perdono. Come posso amare chi mi odia, se non metto Gesù al centro sempre, in ogni circostanza?