Stasera voglio restare sul passo del Vangelo della s. Messa di ieri (il martirio di san Giovanni Battista: Mc 6,17-29). Vi spedisco il commento di padre Vanhoye. Mi sembra piuttosto breve e semplice. «Giovanni Battista è stato pienamente precursore di Gesù, cioè non soltanto con il suo ministero sulla riva del Giordano, ma anche con la sua morte, che, come quella di Gesù, è stata provocata dal suo ministero. Egli infatti non aveva esitato a rimproverare il re Erode per la sua condotta morale sbagliata; gli diceva: “Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello”. Perciò il re lo fece mettere in prigione.
La prima lettura della Messa di oggi riferisce le parole con cui Dio ha inviato Geremia a compiere il suo ministero: “Alzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò; non spaventarti di fronte a loro”. Giovanni Battista non si è spaventato, ma ha adempiuto coraggiosamente il suo ministero.
Il Vangelo riferisce che Erode aveva rispetto per il suo prigioniero e non voleva farlo morire. Chi invece era completamente ostile a Giovanni era Erodiade, cognata di Erode, diventata moglie adultera del re. Una serie di circostanze le diede la possibilità di far uccidere Giovanni. Questi fu decapitato nella sua prigione. Fatto disgustoso, la sua testa fu messa su un vassoio e portata nella sala in cui Erode banchettava con i più alti funzionari della sua corte. Così aveva voluto Erodiade nel suo odio contro Giovanni.
Questo episodio sembra rappresentare la vittoria di Erodiade e la sconfitta di Giovanni. In realtà è il contrario: è la vittoria di Giovanni, che sino alla fine è stato fedele alla sua stupenda missione di profeta e di precursore; e, d’altra parte, è la sconfitta di Erodiade, che si è lasciata completamente dominare dalle sue peggiori passioni.
Questo episodio ci insegna dunque a non lasciarci ingannare dalle apparenze e ad orientare la nostra vita verso le autentiche vittorie, qualunque sia il prezzo che dobbiamo pagare» (VANHOYE ALBERT, Il pane quotidiano della Parola. Volume quarto – Solennità e santi, Edizioni AdP, Roma 2015, p. 100).
Padre Vanhoye esprime molto bene la differenza totale tra una visione mondana della vita e, invece, una concezione dell’esistenza impostata in base al Vangelo. Secondo il “mondo” Giovanni era prigioniero, Gesù non è andato a liberarlo (mentre in Lc 4,18 aveva in un certo senso promesso la liberazione ai prigionieri e agli oppressi), Erodiade ha vinto, l’esistenza di Giovanni è finita in modo triste e tragico. Tra l’altro, vi ricordo la stupenda preghiera del “Benedictus” (spero che la recitiate ogni mattina nelle Lodi). In quell’occasione suo padre Zaccaria, ispirato da Dio, preannunciava la salvezza dai nemici (cfr. Lc 1,71) e ribadiva poco dopo: “liberati dalle mani dei nemici” (Lc 1,74). È evidente che senza il dono della fede sembra proprio che accada il contrario. La speranza cristiana non è caratterizzata dal successo terreno. Anche per Giovanni è stato difficile fidarsi totalmente di Gesù. Ieri vi segnalavo il buio da lui sofferto e narrato in Lc 7, 18-23. Auguro a me e a voi di pregare molto e bene, per avere l’umiltà e la forza per non scoraggiarci dinanzi alle apparenti vittorie del nemico. Noi seguiamo Gesù che è risorto, ha vinto e non ci abbandona mai.