Pensiero serale del 02-02-2024

bibbia

Come accennavo alla fine del pensiero di ieri, Gesù nel Vangelo di questa domenica ci esorta a operare una profonda purificazione del cuore. Su tale argomento vi ricordo due passi del Vangelo secondo Matteo: 5,27-28 e 15,1-20.

Soprattutto non dimentichiamo che questa purificazione interiore non la possiamo operare noi con le nostre sole forze, ma ce la dona Gesù e a Lui è costata la morte in croce.

 

«III domenica di Quaresima

Gv 2,13-25

“Egli, infatti, conosceva quello che c’è nell’uomo” – questo ultimo verso è una chiave preziosa per capire la cacciata dei mercanti dal tempio. In questo testo troviamo la considerazione: “Ma egli parlava del tempio del suo corpo”, affermazione frutto di una comprensione tardiva – come vien detto proseguendo: “Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù”.

Le cose grosse della nostra vita chiedono di essere metabolizzate, di “venir su” dopo un po’ di tempo: la saggezza non è questione di erudizione ma di sintesi. Quindi questa notazione appartiene a una sapienza che ha richiesto assimilazione. E cosa hanno acquisito con il tempo i discepoli? Che fra il tempio di Gerusalemme e il corpo di Gesù c’è un nesso. E questo nesso si lega anche alla Chiesa perché fra Gesù e i suoi c’è unione – lo stesso Vangelo di Giovanni dice: “Voi in me e io in voi” (Gv 14,20). L’espulsione dei venditori non è uno scatto di perfezionismo rispetto al ritualismo religioso, ma la manifestazione dell’opera che Gesù sta compiendo, la salvezza dell’uomo, che richiede purificazione di ciò che c’è dentro ogni uomo.

Cosa c’è nel cuore dell’uomo? Cosa si muove nella nostra anima? Capita che i mercanti prendano possesso del tempio, e che tante cose indegne possano albergare in noi, come carie dell’anima.

La Chiesa ci dona questo testo per illuminare l’incompatibilità fra la chiamata a essere “casa del Padre” e l’esser divenuti “casa di mercato”. Il termine greco usato da Giovanni per “mercato” è “emporion” – porta in sé il senso dell’entrata, del guadagno. Un cuore che è soggiogato dall’impulso dell’avidità – rappresentato da venditori e cambiavalute.

Gesù forgia una frusta e caccia tutti fuori. Badate bene: Gesù non ha perso la pazienza, lasciandosi sfuggire il controllo di sé. Questo non quadra con la forte intenzione di questa azione profonda e simbolica da parte di Gesù, che Lui sottolinea, subito dopo, con una profezia straordinaria sulla sua passione e risurrezione. Il suo corpo è il tempio che verrà distrutto dagli uomini e che in tre giorni risusciterà. Sarà necessario che lui si lasci demolire perché; dopo la sua risurrezione, inizi la vita dei figli di Dio; sarà indispensabile la sua passione e morte perché fra l’impulso del possesso e l’amore, che è il suo contrario, prevalga lo Spirito di cui gli uomini diverranno tempio. Non saranno conoscenza o buona volontà che ci toglieranno il cuore avido, ansioso, commerciale, ma la purificazione che passa per il corpo sferzato, crocifisso, ucciso e finalmente risuscitato di Cristo che purificheranno la nostra esistenza.

La Quaresima, tempo di combattimento contro i mercanti interiori, ci invita a impugnare la sferza degli atti di preghiera, di digiuno e di carità fraterna, contro il nostro ego centripeto e avido. In forza della risurrezione di Cristo. Per fare esperienza di un cuore libero dai commerci e casa del Padre» (FABIO ROSINI, Di Pasqua in Pasqua. Commenti al Vangelo domenicale dell’anno liturgico B, San Paolo, Cinisello Balsamo 2022, pp. 79-80).