Pensiero serale del 13-03-2024

Guidati ancora da Martini, continuiamo a vedere cosa accade dopo il peccato. 

 

«La storia non è finita, perché il peccato ha conseguenze molto gravi. I versetti seguenti sono ancora una meraviglia di narrazione: gli uomini si fanno beffa del re, capiscono benissimo quello che è accaduto e la rispettabilità, che Davide voleva salvare ad ogni costo, è perduta. Il fedelissimo Joab è il primo a prenderlo in giro. Manda al re tutti i dettagli del combattimento e dice al messaggero: “Quando avrai finito di raccontare… se il re andasse in collera e ti dicesse: “Perché mai vi siete avvicinati alla città per dare battaglia? Non sapevate che avrebbero tirato dall’alto delle mura? Chi ha ucciso Abimelech, il figlio di Ierub-Baal? Non è stata forse una donna che ha lanciato una macina su di lui, dall’alto, ed egli è morto a Tebec? Perché vi siete così avvicinati alle mura?, tu dirai: “Il tuo servo Uria l’Hittita è morto anche lui” (vv. 20-21).

Tutto andò come Joab aveva previsto e il racconto procede lentamente per farci assaporare ogni particolare. Il messaggero parte, poi arriva e riferisce al re il messaggio. Davide si adira molto e il messaggero spiega come sono andati i fatti, concludendo: “Anche il tuo servo Uria l’Hittita è morto” (v. 24).

A questo punto Davide gli dice: “Ecco ciò che dirai a Joab: Non ti affligga l’accaduto perché la spada divora ora qua ora là. Rinforza l’attacco contro la città e distruggila. Così tu gli ridarai coraggio” (v. 25).

Davide resta chiuso nel suo peccato, convinto che non poteva agire diversamente, autolegittimandosi.

Questa è la conclusione a cui giungono tutti coloro che mancano alla fedeltà, all’amicizia, alla famiglia: non vorrebbero fare del male, ma non hanno altro modo per uscire da quello che ritengono un vicolo cieco.

Ora il re non ha più difficoltà a prendere la moglie di Uria, proprio perché pensa di aver fatto la sola cosa giusta possibile. Betsabea diverrà moglie di Davide e partorirà un figlio» (CARLO M. MARTINI, Davide peccatore e credente, Centro ambrosiano – Edizioni Piemme, Casale Monferrato 1989, pp. 71-72).

 

Sembra che a Davide riesca tutto nel migliore dei modi. In nome del principio “il fine giustifica i mezzi”, egli è tranquillo e soddisfatto. È bene riflettere sulla frase di Martini: “Davide resta chiuso nel suo peccato, convinto che non poteva agire diversamente, autolegittimandosi”.

Davide è nella situazione etica della coscienza erronea, ha perso il senso del peccato. In realtà, è preferibile peccare soffrendo il rimorso, piuttosto che sedersi in una situazione di chiusura verso la verità morale, precludendosi così ogni possibilità di pentimento, di conversione e così anche di apertura alla misericordia di Dio. Non dimentichiamo che la relazione con Dio è appunto …relazione, non è unilaterale. Il Signore rispetta al massimo la libertà dell’uomo, perciò io tremo quando vedo larghi settori della Chiesa (negli ultimi undici anni soprattutto!) predicare una misericordia che dimentica l’oggettività della legge morale e la necessità del pentimento, della conversione e di un totale rinnovamento di vita.

Sottolineo che sono in gioco tre temi fondamentali: 

• Il male minore. Ho trattato questo tema complesso e delicatissimo in vari pensieri nel gennaio dell’anno scorso (appena avrò il tempo, li inseriremo nel sito della parrocchia).

• Il rapporto tra eros e thanatos. Ne ho parlato nel Manuale nel cap. II §(9.4); e nel cap. VI (§25, nota 358).

• La coscienza erronea (cfr. Manuale, cap. IX).