Pensiero serale del 16-1-2024

bibbia

La parte rimanente della catechesi di padre Cantalamessa sulla Seconda Lettura di domenica scorsa preferisco presentarvela un po’ stasera e il resto domani, in modo che abbiamo maggiore possibilità di meditarla con calma.

 

«Non voglio indugiare troppo a lungo a descrivere la situazione in atto intorno a noi, che, del resto, tutti conosciamo bene. Vediamo cosa l’Apostolo dice, in positivo, sulla purezza nel brano odierno:

 

“O non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate dunque Dio nel vostro corpo!”.

 

La motivazione pagana della purezza è, in certo senso, rovesciata. Per i filosofi del tempo, Stoici ed Epicurei, bisognava evitare il vizio impuro per non perdere il controllo e la padronanza di sé e cadere schiavi delle passioni; qui bisogna rispettare il corpo perché non si ha “la padronanza” di sé, perché il corpo non ci appartiene, ma è del Signore che lo ha ricomprato a caro prezzo. Lo scopo della purezza è molto più nobile ed è legato alla dignità del corpo stesso: esso ci è dato per glorificare Dio nell’uno o nell’altro modo possibile: o con il matrimonio e l’amore fecondo, o con la consacrazione a Dio nella verginità.

Vediamo quale incoraggiamento possono ricavare da ciò i credenti e tutte le persone oneste preoccupate per le sorti della famiglia e della società. Oggi non basta più una purezza fatta di paure, tabù, divieti, di fuga reciproca tra l’uomo e la donna, come se ognuno dei due fosse, sempre e necessariamente, un’insidia per l’altro e un potenziale nemico, anziché, come dice la Bibbia, “un aiuto”. La stessa organizzazione moderna della vita sociale rende vane queste difese, con la promiscuità che comporta in ogni settore della vita. Bisogna far leva su difese non più esterne, ma interne, basate su convinzioni personali. Si deve coltivare la purezza per se stessa, per il valore positivo che rappresenta per la persona, e non solo per i guai, di salute o di buon nome, a cui espone la sua violazione.

E vediamo cosa la purezza può procurare di bello e di positivo all’uomo e alla donna nei vari stati di vita. Lo sforzo di mantenersi puro permette all’adolescente di applicarsi più seriamente agli studi, senza disperdere le sue energie in abitudini che lo chiudono in se stesso, o in avventure che finiscono per renderlo cinico e incapace di ideali e di amore vero. Permette di vivere e godere di ogni età della vita, senza bruciarne nessuna. Crea lo spazio per fare l’esperienza di altri tipi di amore come quello dell’amicizia, tanto importante nella vita delle persone» (RANIERO CANTALAMESSA, Gettate le reti. Riflessioni sui Vangeli. Anno B, Piemme, Casale Monferrato, 2002, pp. 172-173).

 

Ritengo importante sottolineare che il valore della padronanza di sé (incluso il valore della verginità, oggi forse non molto sentito!) è grande, ma del tutto secondario rispetto al fine. Lo stesso discorso vale per il martirio. È secondaria la sofferenza legata al martirio, conta per Chi si offre la vita. È positivo saper dominare il proprio istinto (pensiamo alla gola, alla lussuria, all’ira…), conta solo fino a un certo punto restare vergini per tutta la vita, ma conta soprattutto il “perché” e soprattutto il “per Chi”. Il valore principale non è un fatto fisico-biologico come la verginità, ma conta l’amore, il donarsi (siamo agli antipodi di “l’utero è mio e me lo gestisco io”). Sant’Agostino certamente non era più vergine, ma era un uomo sicuramente superiore a chi vive come un “don Abbondio”. Di un gruppo di monache celebri (ne parlo nel mio Manuale, cap. V, §7.3), legate all’esperienza giansenista di Port-Royal, si diceva che erano caste come angeli, ma superbe come il demonio. In Mt 19,12 Gesù non esalta semplicemente gli eunuchi, ma quelli che scelgono uno stato di vita (il celibato, la continenza) PER il regno dei cieli. A questo punto è più chiaro che la rinuncia non la compie chi non pecca, ma chi non mette Gesù e il vero amore in cima alla scala dei valori. Oltre trent’anni fa ebbi una discussione alquanto accesa con una persona nella mia prima parrocchia, perché era da poco morto Ugo Tognazzi e il tizio con invidia affermava: “Don Marcello, lui sì che se ne è visto bene”. Forse ebbi l’impressione che volesse dirmi che io stavo sprecando la mia vita. Penso che alludesse alle passioni “amorose” e gastronomiche del grande attore. Io sono certo che la vita vissuta con pienezza è quella di Gesù e di chi lo segue. Altro che benedire chi non solo pecca, ma vuole continuare una vita disordinata. Queste persone vanno illuminate e aiutate a convertirsi, altro che benedette. Se Gesù è il grande tesoro (cfr. Mt 13,44-46), il peccatore è tanto povero!