Pensiero serale del 18-12-2023

bibbia

Stasera vi spedisco il commento di don Fabio Rosini al vangelo della s Messa di ieri, III domenica di Avvento. Ognuno è chiamato a fare un forte confronto tra il Vangelo e la vita, tra la fede e la propria esperienza. Questo talvolta può essere anche doloroso. Don Fabio fa riferimenti espliciti all’esperienza dell’innamoramento e a quella della paternità/maternità.

«Il posto in cui Giovanni Battista si mette a predicare – al di là del Giordano – è emblematico: è analogo al luogo dell’entrata nella terra di Canaan per il popolo di Dio, alla fine del cammino nel deserto. Questo fatto è narrato all’inizio del libro di Giosuè – appena dopo la morte di Mosè – quando il ruolo del condottiero viene preso dal suo attendente, Giosuè appunto. Egli condurrà il popolo di qua dal Giordano e alla conquista della terra.
Sorpresa: il grande Mosè che li ha tirati fuori dall’Egitto e li ha guidati fin qui, non è colui che li introdurrà nella terra promessa, perché il suo ministero deve finire sulla soglia della terra attesa. Mosè si deve mettere da parte.
In questo luogo Giovanni Battista fa lo stesso: non è un caso che Giosuè e Gesù, in ebraico, siano lo stesso nome …e, come Mosè, Giovanni si ferma al di là del Giordano, perché arriva un Altro. Infatti, quando gli chiedono chi sia, risponde per via negativa: dice chi non è. Tutto il brano rincorre questo tema: non è lui la luce, non è lui il Cristo, e non è altre cose. Dice di essere solo una voce. Evita, per quanto può, di parlare di se stesso, e rimanda a un altro. Se parla del suo Battesimo è solo perché farà da sfondo a qualcosa di molto più importante.
Fare spazio a un altro è la vittoria sull’assolutizzazione del nostro ego.
Per entrare nel mondo il Signore ha bisogno di qualcuno che gli apra la porta. Maria apre la porta alla Sua vita nella carne, accogliendo quello che le è annunziato; Giovanni gli dischiude l’ingresso nel suo ministero pubblico, sapendo cedere a Lui lo spazio scenico, la ribalta. Bisogna considerare che la predicazione del Battista aveva avuto un successo inaudito. Facile diventare autoreferenziali. Invece resta al suo posto. Erode, per contro, impazzirà per non cedere il posto, e manderà a uccidere pur di non essere detronizzato. Siamo tutti a quel bivio: fare un passo indietro e assecondare il Signore, o affondare le nostre grinfie nella nostra autonomia e tenerci stretta la nostra indipendenza?
È proprio questo il Vangelo della domenica “Gaudete”, la domenica della gioia al centro dell’Avvento. Sì, è una bella notizia scoprire che possiamo cedere il posto, che non siamo il centro della realtà, che c’è qualcuno a cui vale la pena di dare spazio. Perché questa è la fine della nostra solitudine. Come quando ti innamori, e scopri che c’è qualcuno più importante della tua vita, qualcuno per cui moriresti. Come quando ti nasce un figlio, e capisci che da quel momento vivrai per lui, è arrivato qualcuno a cui tieni più che a te stesso. Possiamo annunziarlo: non siamo condannati all’asfissia del nostro ego, non siamo condannati a pensare a noi stessi. Ci si può dimenticare di sé. Si può amare. Colui che viene insegnerà proprio questo: a tenere alla vita altrui. Non per disprezzo né per incuria verso la propria dignità, ma per amore. Vale la pena di cedere il posto a chi darà la sua vita per noi. A chi ci farà entrare nella terra promessa, quella vera, il Regno dei Cieli» (FABIO ROSINI, Di Pasqua in Pasqua. Commenti al Vangelo domenicale dell’anno liturgico B, San Paolo, Cinisello Balsamo 2023, pp. 24-26).

Io ho pensato a un brano del Vangelo:

Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: «Vieni subito e mettiti a tavola»? Non gli dirà piuttosto: «Prepara da mangiare, stringiti le vesti ai fianchi e servimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu»? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: «Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare» (Lc 17,7-10).
Ho pensato al ruolo dei genitori: devono essere consapevoli che sono chiamati a diventare “inutili” (dopo aver compiuto per intero il loro dovere!). Le letture di ieri ci esortano a riflettere sulla luce (cfr. Gv 1,6-8) e sulla libertà (cfr. Is 61,1-2)). I genitori dovrebbero sapere che hanno il compito di testimoniare la luce ai loro figli (la luce della Verità) e aiutarli a camminare nella vera libertà.