Pensiero serale del 30-1-2024

bibbia

Riprendo le riflessioni di padre Cantalamessa sulla Seconda Lettura di domenica scorsa (1 Cor 7,32-35). Egli affermava che bisogna aiutare i giovani a smascherare un terribile inganno e proseguiva così.

«Dobbiamo farlo per rispetto verso la persona, prima ancora che per rispetto verso la religione e la morale.
Perché, questo complesso di inferiorità che si vuole creare nei giovani che vogliono “aspettare” il matrimonio è una cosa stupida; peggio, è violenza: una forma raffinatissima di violenza, spesso esercitata proprio da chi dice di battersi contro la violenza e per la liberazione della donna.
Essa priva la persona di una delle possibilità più grandi della sua esistenza: quella di fare dono cosciente e libero del proprio essere, anima e corpo, a chi avrà mostrato di essere degno davvero di riceverlo e di riceverlo per quello che è in realtà, cioè un dono da scambiarsi nell’amore e nella dedizione totale, la cosa più seria che è dato all’uomo di compiere liberamente nella vita, giacché il nascere e il morire – che sono cose altrettanto serie – non dipendono dalla sua volontà.
Di questa donazione totale, anche fisica, la Chiesa dice che non può avvenire lecitamente se non quando si è in grado di assumerne tutta la responsabilità, compresa la possibilità di accogliere una nuova vita; quando cioè essa costituisce davvero un dono irrevocabile e non un semplice esperimento, o peggio, un gioco. Quando – aggiunge per i battezzati – tale donazione è santificata dal sacramento che la inserisce nel piano della salvezza operata da Cristo.
Questo non è un limite che pone la Chiesa; lo pone la parola di Dio contenuta nella Scrittura; è uno dei dieci comandamenti di Dio che Gesù è venuto a perfezionare, non ad abolire: Sesto: non commettere atti impuri!
Non sempre i giovani sono in grado di misurare quanto poca libertà c’è in un gesto compiuto a quindici o sedici anni, anche se in quel momento credono di essere al vertice della loro libertà. Gioiscono per quello che si può vedere a mezza costa, o all’inizio di una scalata, non per quello che si vede giunti alla vetta. Quanto rimpianto sentiamo spesso in chi, a suo tempo, fu impaziente e non seppe aspettare la sua ora! Raccogliersi per donarsi: questo dovrebbe essere il programma per gli anni di preparazione al matrimonio. Il piccolo corso d’acqua di montagna, se trova una diga, si ingrossa, diventa un lago capace di produrre energia e luce; ma se scende a poco a poco, a mano a mano che sgorga dalla sorgente, si autoconsuma e non smuove e non accende nulla. La diga può sembrare costrizione; ed infatti quanta forza di “contenimento” è spesso richiesta a diciott’anni! Ma è la via per non banalizzare il sesso e l’amore. Alla liberazione sessuale – è stato osservato da un noto sociologo – non è seguito l’universo gioioso e danzante previsto da qualche filosofo negli anni ‘50, ma la droga e la pornografia che sono “i terribili surrogati dell’amore tra uomo e donna”. Appunto: non liberazione e valorizzazione – come si va proclamando – ma banalizzazione e distruzione dell’amore e delle sue possibilità» (CANTALAMESSA RANIERO, La Parola e la vita. Riflessioni sulla Parola di Dio delle Domeniche e delle Feste dell’anno. Anno B, Città Nuova, Roma 1990, pp. 181-182).

Mi limito a sottolineare che i punti di fondo sono il dono, la vera libertà e il legame tra amore e responsabilità (cardine del magistero di papa Wojtyla sul matrimonio, sulla famiglia e sulla sessualità).
Auguro a tutti i giovani di non sprecare i preziosi anni dell’adolescenza e della giovinezza e lo stupendo periodo del fidanzamento. Da adulti si raccoglie ciò che si semina in precedenza. È in gioco la vera felicità.