Pensiero Serale del 31-10-2023

bibbia

Vi spedisco la continuazione dell’omelia di papa Wojtyla. Voglio precisare (forse ieri non sono stato abbastanza chiaro) che egli in tale occasione celebrò la s. Messa proprio sul monte Sinai ed effettuò tale pellegrinaggio all’età di 80 anni, quando era già seriamente malato.
Le sue parole ci invitano a riflettere sullo stretto rapporto tra libertà, obbedienza e fedeltà. È molto importante ricordare che il decalogo è scritto anzitutto nel nostro cuore. Vi invito a meditare Ez 36,24-27.
Infine ci dà un forte spunto per un esame di coscienza. Ognuno ha dentro di sé qualche idolo, tanto più pericoloso quanto meno se ne rende conto.

«L’incontro fra Dio e Mosè su questo Monte racchiude al cuore della nostra religione il mistero dell’obbedienza che rende liberi, che trova il suo compimento nell’obbedienza perfetta di Cristo nell’Incarnazione e sulla Croce (cfr Fil 2, 8; Eb 5, 8-9). Anche noi saremo veramente liberi se impareremo a obbedire come ha fatto Gesù (cfr Eb 5, 8).
I Dieci Comandamenti non sono l’imposizione arbitraria di un Signore tirannico. Essi sono stati scritti nella pietra, ma innanzitutto furono iscritti nel cuore dell’uomo come Legge morale universale, valida in ogni tempo e in ogni luogo. Oggi come sempre, le Dieci Parole della legge forniscono l’unica base autentica per la vita degli individui, delle società e delle nazioni; oggi come sempre, esse sono l’unico futuro della famiglia umana. Salvano l’uomo dalla forza distruttiva dell’egoismo, dell’odio e della menzogna. Evidenziano tutte le false divinità che lo riducono in schiavitù: l’amore di sé sino all’esclusione di Dio, l’avidità di potere e di piacere che sovverte l’ordine della giustizia e degrada la nostra dignità umana e quella del nostro prossimo. Se ci allontaneremo da questi falsi idoli e seguiremo il Dio che rende libero il suo popolo e resta sempre con lui, allora emergeremo come Mosè, dopo quaranta giorni sulla montagna, «risplendenti di gloria» (san Gregorio di Nissa, Vita di Mosè, II, 230), accesi della luce di Dio!
Osservare i Comandamenti significa essere fedeli a Dio, ma significa anche essere fedeli a noi stessi, alla nostra autentica natura e alle nostre più profonde aspirazioni. Il vento che ancora oggi soffia dal Sinai ci ricorda che Dio desidera essere onorato nelle sue creature e nella loro crescita: Gloria Dei, homo vivens. In questo senso, quel vento reca un invito insistente al dialogo fra i seguaci delle grandi religioni monoteistiche nel loro servizio alla famiglia umana. Suggerisce che in Dio possiamo trovare il punto del nostro incontro: in Dio, l’Onnipotente e Misericordioso, Creatore dell’universo e Signore della Storia, che alla fine della nostra esistenza terrena ci giudicherà con giustizia perfetta» (GIOVANNI PAOLO II, S. Messa al monte Sinai, omelia 26-2-2000).

Marcello De Maio