Pensiero serale del 25-10-2023

bibbia

Oggi nella Chiesa si parla molto di pastorale (pensiamo alla famosa “conversione pastorale”. Tutto l’attuale Sinodo è indirizzato a un rinnovamento della pastorale). Io letteralmente tremo quando vedo che la pastorale si va allontanando da una seria trattazione dei temi etici, come piango nel vedere una spiritualità del tutto sganciata dai temi morali.
Se non ho le idee chiare sui temi morali, la mia confessione sarà ridicola e sacrilega e non sarò in grazia di Dio. Se non sono in grazia di Dio, quale vita spirituale posso avere, se sto “in guerra” con lo Spirito Santo, il cui compito fondamentale è convincermi in quanto al peccato? Conosco molte persone davvero innamorate dello Spirito Santo. Mi chiedo quanti di loro hanno studiato accuratamente la “Dominum et vivificantem”. Tutta la seconda parte di quella enciclica (dal § 27 in poi) è dedicata a questo argomento: “Lo Spirito che convince il mondo quanto al peccato”.

Per quanto riguarda il rapporto tra etica e pastorale, vi riporto il §39.5 del I capitolo del mio manuale.

Questa mia proposta
“scaturisce dalla constatazione di una grossa carenza di buona parte della pastorale. Non solo è normalmente trascurata una seria e approfondita formazione sui temi etici, ma è molto carente la formazione delle varie categorie professionali sugli aspetti etici riguardanti la loro attività. Ecco cosa, per esempio, dovrebbero sapere gli avvocati quando trattano vertenze legali relative al divorzio”:

«Gli avvocati, come liberi professionisti, devono sempre declinare l’uso della loro professione per una finalità contraria alla giustizia com’è il divorzio; soltanto possono collaborare a un’azione in tal senso quando essa, nell’intenzione del cliente, non sia indirizzata alla rottura del matrimonio, bensì ad altri effetti legittimi che solo mediante tale via giudiziaria si possono ottenere in un determinato ordinamento» (GIOVANNI PAOLO II, Discorso ai prelati uditori, officiali e avvocati del tribunale della rota romana, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, 28 gennaio 2002).

Mi chiedo se, anche a proposito del Vangelo di domenica corsa (Gesù si confronta su un tema giuridico e politico), gli operatori del diritto “cattolici” conoscono e attuano questo insegnamento.

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