Pensiero serale del 07-03-2024

bibbia

Oggi cominciamo a meditare ciò che Martini ci dona in riferimento all’episodio della vita di Davide cui ieri ho fatto cenno. Si tratta di un tema cui Martini è molto legato. Infatti tale episodio è narrato (anche questo l’ho anticipato ieri) nel cap. 11 del Secondo Libro di Samuele, ma è ancora più noto il Salmo 51, strettamente collegato proprio con tale episodio. Ebbene oltre 40 anni fa il Cardinale propose riflessioni molto profonde proprio su questo Salmo ai giovani della diocesi di Milano (https://fondazionecarlomariamartini.it/il-salmo-miserere-alla-scuola-della-parola-riflessioni-per-il-tempo-della-quaresima/).
Credo che pochi testi siano adatti, come il Salmo 51, per un intenso cammino quaresimale.
Ora vi propongo solo l’inizio delle riflessioni di Martini su tale episodio e vi invito a notare il titolo. Come vedremo, significa che talvolta i nostri peccati piuttosto gravi possono partire da piccole circostanze, che magari abbiamo trascurato. Continuando tale cammino, esamineremo meglio tutto questo, ma fin da ora è bene riflettere sul tema della vigilanza, che in qualche modo è l’opposto della superficialità. Talvolta penso all’immagine di una scalinata. È sufficiente sbagliare il primo scalino e poi magari rotoliamo per un lungo tratto. Insomma, è bene stare attenti fin dall’inizio, poi magari perdiamo il controllo della situazione e arriviamo dove forse non ci saremmo immaginato.

«LA NEGLIGENZA DELLE CIRCOSTANZE
Consideriamo il secondo peccato di Davide, sottolineato dalla Bibbia, meditando il tema del Salmo 51, dal titolo: “Del maestro di coro. Salmo. Di Davide. Quando Natan il profeta venne da lui perché egli era andato con Betsabea”.

“Pietà di me, o Dio, nella tua bontà, nella tua grande tenerezza cancella il mio peccato; lavami da ogni malizia, purificami dal mio peccato. Perché il mio peccato, io, lo riconosco” (Sal 51, 1-5).

Donami, o Dio, di riconoscere il mio peccato cosi come l’ha riconosciuto Davide. Fa’ che la Vergine Maria mi ottenga, secondo quanto suggerisce s. Ignazio nel terzo esercizio della prima settimana (cf n.63), tre grazie: di avere una conoscenza interiore, profonda, dei miei peccati e di detestarli. Di conoscere il disordine che è in me al fine di riordinarmi; Davide dice che tu ami la verità nel profondo dell’essere e che nel segreto mi puoi insegnare la saggezza (cf Sal 5 1, 8). Insegnami questo ordine e, infine, come terza grazia, dammi la conoscenza del mondo per respingere da me quello che è vano. Dammi cioè la conoscenza delle circostanze della vita, delle piccole cose che sono causa di grandi errori. Fa’ che io non banalizzi e non trascuri le piccole mancanze. Purificami, mio Dio, con l’issopo affinché io sia puro; lavami e rendimi più bianco della neve. Ridonami il senso della gioia e della festa ed esultino le ossa che tu hai spezzato (cf Sal 51, 9-10).
Il secondo peccato di Davide è, in realtà, il primo raccontato dalla Scrittura e lo leggiamo nel secondo libro di Samuele, al capitolo 11» (CARLO M. MARTINI, Davide peccatore e credente, Centro ambrosiano – Edizioni Piemme, Casale Monferrato 1989, pp. 65-66).

Vi invito a tornare su quanto abbiamo letto lunedì scorso sul tema del “mettere ordine” o se più vi piace, dell’individuare e vincere il disordine. Il punto che mi pare essenziale è che tutto questo Martini lo mette sotto forma di preghiera, cioè come un dono da chiedere al Signore. Infine è bene meditare su una parola molto piccola ma molto rilevante: “vano”; non va collegato al vizio della vanità, ma a ciò che è inconsistente (vi ricordo l’inizio di un bellissimo libro della Bibbia; il Qoèlet. Chi può, vada a consultare il commento della “Bibbia di Gerusalemme” proprio all’inizio di questo libro: “Vanità delle vanità: tutto è vanità”. Vi segnalo anche Angelo Branduardi nel film “State buoni se potete” su san Filippo Neri, interpretato da Johnny Dorelli: https://www. youtube. com/watch? v= VCqPVDKoMD8).