Pensiero serale del 08-03-2024

Stasera ci inoltriamo nel racconto del grave peccato di Davide (anche se sarebbe meglio usare il plurale!). È un cammino che Martini ha definito molto acutamente “la negligenza delle circostanze”. Avrei potuto spedirvi in una sola sera tutto il testo di Martini, ma preferisco donarvelo un po’ alla volta, per renderne più profonda l’assimilazione. In realtà, è un racconto al tempo stesso doloroso e appassionante e forse qualcuno vorrebbe sapere subito …la conclusione (che, del resto, molti conoscono ed è nella Bibbia!). Il brano, che ora vi do, potrebbe essere tutto riassunto nell’immagine che vi ho dato ieri della “scalinata” e del “primo scalino sbagliato”.

 

 

«La struttura spirituale di Davide

Il brano (2 Sam 11, 1-27), è uno dei capolavori della letteratura biblica e dobbiamo tenere presente, meditandolo, la meravigliosa analisi psicologica che viene fatta del cuore di Davide.

Lascio a voi di riprenderlo tutto con calma. Io mi propongo di sottolineare qualche dettaglio per riflettere sulla “negligenza delle circostanze”.

La mia ipotesi di lettura vuole infatti rispondere alla domanda: come mai l’aver trascurato alcune piccole circostanze, insieme alla negligenza, ha portato Davide a essere il contrario di tutto ciò che era?

Abbiamo detto che era sicuramente un peccatore, non un santo; tuttavia con dei principi a cui non rinunciava mai, con una sua precisa struttura spirituale.

Era cioè leale, fedele fino alla morte agli amici, capace di rispettare i giuramenti e le regole del gioco della guerra.

1 – Pensiamo, ad esempio, ai diversi passi che descrivono il senso profondo di amicizia che nutriva verso Gionata, il figlio del nemico. Persino dopo la morte di Gionata, Davide chiede: “C’è per caso ancora un solo sopravvissuto della famiglia di Saul, perché io possa trattarlo con bontà per riguardo a Gionata?” (2 Sam 9, 1). Questa lealtà, alla quale tiene più che a ogni altra cosa, fa la grandezza di Davide davanti al suo popolo.

2 – È crudele, ma rispetta le regole del gioco della guerra. Vengono alla mente i due momenti in cui potrebbe uccidere il re Saul e non lo fa per rispetto verso l’unto del Signore e perché sarebbe disonesto uccidere un nemico a tradimento (cf 1 Sam 24; 26).

3 – Un altro esempio meraviglioso, che fa di Davide l’eroe più attraente dell’Antico Testamento, è il pianto su Saul e Gionata, il lutto sincerissimo per la morte del re. L’elegia che pronuncia rivela un cuore completamente fedele verso colui che, se avesse potuto, avrebbe volentieri cancellato il suo nome dalla terra. Ne rileggo qualche verso: 2 Sam 1, 23-26.

Il capitolo 11 descrive però la storia di un processo nel quale, attraverso piccole circostanze insignificanti, l’eroe Davide diventa sleale, infedele, traditore. Se qualcuno avesse detto, nel giorno in cui era andato a passeggiare sulla terrazza: “Guarda che ucciderai il tuo miglior amico, l’uomo che ti è più fedele di ogni altro”, avrebbe certamente risposto: “Questo non potrà accadere!”» (CARLO M. MARTINI, Davide peccatore e credente, Centro ambrosiano – Edizioni Piemme, Casale Monferrato 1989, pp. 66-68).

 

Vi dico fin da ora i punti che più mi colpiscono di questo episodio della vita di Davide, anche e soprattutto grazie alle acute riflessioni di Martini.

Anzitutto non ci troviamo dinanzi a una esegesi fredda, tecnica, schematica (come accade in tanti Corsi e Manuali di esegesi biblica). In realtà, Martini, oltre che un fine biblista, era un uomo dotato di grandi capacità e finezza psicologica e spirituale. Tutto questo dovrebbe facilitare per ciascuno di noi la riflessione e soprattutto l’applicazione alle nostra esistenza. Non dimentichiamo che Davide è vissuto circa tremila anni fa in una situazione storica, sociale e culturale del tutto diversa dalla nostra, ma io sono sempre convinto che l’uomo (nella sua miseria, nei suoi desideri, nelle sue paure, nella sua mediocrità) nei vari millenni non è poi molto cambiato.

La frase che più mi ha colpito, nel brano di stasera, è la seguente: Davide in qualche modo riuscì a “essere il contrario di tutto ciò che era”.