Pensiero serale del 08-02-2024

bibbia

Stasera vi chiedo un certo impegno, ma sono sicuro che chi vorrà assumerlo, ne trarrà grande beneficio. Circa due settimane fa ho interrotto le riflessioni sulle vicende del re Davide. Ricorderete che ci facevamo aiutare dai commenti del cardinale Martini. Stasera riprendo questo argomento. Vi propongo ciò che il biblista afferma a partire dai capitoli 16 e 17 del Primo Libro di Samuele. Se non teniamo presenti tali pagine, non potremo comprendere bene la meditazione del cardinale. Lo sforzo ulteriore che vi chiedo è costituito dal fatto che sono parole rivolte in Africa a missionari. Noi non siamo in Africa e non siamo missionari, ma abbiamo tutti in comune la chiamata a essere cristiani, a essere discepoli di Gesù, a diventare santi.

«Il principio e fondamento della mia vita.
Riflettiamo ora sul principio e fondamento della nostra storia personale.
1 – L’elezione divina: Dio mi ha scelto e mi ha amato. Questo è tutto, è la verità fondamentale della mia vita, è la definizione dell’uomo. Se non mi avesse amato per primo, oggi non sarei qui. Potrebbe accadermi qualunque cosa, potrei arrivare a perdere la vocazione, la grazia, addirittura la fede, ma rimane vero che Dio mi ama e che su questo principio e fondamento posso sempre ricostruire tutto.
Paolo canta l’insondabile e gratuita iniziativa divina con parole insuperabili: “In Lui ci ha scelti prima della creazione del mondo… In Lui troviamo la redenzione …Egli ci ha fatto conoscere il mistero del suo volere… di riunire ogni cosa sotto un solo Capo, il Cristo… In Lui ancora siamo stati fatti eredi, predestinati secondo il suo disegno… per essere la lode della sua gloria” (cf Ef 1,3-14).
Il versetto del Salmo 63: “Dio, tu sei il mio Dio, io ti cerco”, diventa più chiaro. È Dio che non vuole mai perdere l’iniziativa di salvezza, di misericordia e di tenerezza verso di me e che continuamente suscita in me il desiderio di cercarlo.
2 – Riflettendo sulla nostra vita, ci accorgiamo che anche per noi vi è il gioco di molte circostanze. Ricordo, in proposito, la risposta di Hans Urs von Balthasar – giuntami pochi giorni dopo la sua morte – al mio biglietto di felicitazioni per la sua nomina a Cardinale: “Si è voluto onorarmi, ma si sarebbe potuto scegliere qualcun altro”.
Pensiamo, per esempio, a tanti nostri compagni, amici, migliori di noi, che non sono stati chiamati alla vocazione sacerdotale o religiosa. Pensiamo a coloro che, dopo essere stati chiamati, hanno lasciato perché si sono trovati in circostanze durissime, forse insopportabili.
Nella nostra vita, invece, tutto ha giocato, alla fine, a nostro favore. Ma è Dio che ci ha amato nelle diverse situazioni e che ci ha permesso di riconoscere la sua azione. Io stesso, se ho il dono di trovarmi a pregare con voi, lo devo al mio essere Vescovo, che è assolutamente un caso.
L’amore divino è presente in ogni dettaglio della nostra esistenza e il suo disegno si svela a poco a poco. Gli eventi appaiono fortuiti, slegati tra loro, come per Davide, e però Dio opera fino all’ora della nostra morte per realizzare il suo segreto progetto di misericordia.
Ne deve seguire una immensa fiducia nella vita, malgrado tutto; ne segue la necessità del discernimento, dell’essere attenti alle circostanze attraverso le quali siamo guidati.
Qualcuno di voi mi ha raccontato le vicissitudini della guerra, della carestia, e come ciò abbia prodotto un nuovo slancio spirituale. Momenti terribili che potevano essere visti come scherzi capricciosi del destino, sono stati invece considerati come frutto di un gioco dell’amore divino. Sono due modi di vedere le situazioni e di comprendere la nostra esistenza.
3 – Infine, la nostra vita si-fonda sul coraggio di assumere un rischio totale. Quando cessiamo di assumere rischi per il Regno, siamo finiti, siamo vecchi nel senso psicologico.
E il rischio richiede libertà di spirito, gioia interiore, spirito giovanile.
Oggi, almeno in Occidente, i giovani non hanno tale coraggio. Cercano esperienze – nell’amore nell’amicizia -, e tuttavia temono la definitività della scelta.
A me questa sembra come una maledizione del nostro tempo perché l’uomo è rischio e la vocazione esige che lo si assuma. Quando ci dimentichiamo dell’amore di Dio che ci conduce, vediamo gli avvenimenti come l’espressione del cattivo genio di potenza che ci schiaccia, e allora ci difendiamo, calcoliamo tutto, diventiamo paurosi, incapaci di osare.
La figura di Davide ci mostra il coraggio di essere un po’ folli, di non fermarci troppo a misurare le nostre forze, la nostra salute, le reazioni della gente.

“Signore, noi ti ringraziamo perché ci hai dato il coraggio di accettare un rischio venendo in missione, in questa parte dell’Africa, e ti chiediamo di donarci una gioia sempre nuova che sia lode del tuo amore per noi”.

Per la vostra preghiera personale, vi suggerisco di rileggere con calma i testi della Scrittura e poi la vostra storia fino a oggi.
Sono certo che la Vergine Maria ci aiuterà a comprendere come è importante accettare l’iniziativa divina, le circostanze e il rischio che ci è proposto ogni giorno, perché vivere vuol dire lasciarsi andare a ciò a cui siamo chiamati. La stessa preghiera è un rischio quando non abbiamo un riscontro sensibile. Il credere, l’abbandonarsi, è il segreto dell’esistenza terrena che Gesù, figlio di Davide, ci ha insegnato» (CARLO M. MARTINI, Davide peccatore e credente, Centro ambrosiano – Edizioni Piemme, Casale Monferrato 1989, pp. 23-26).

Meditando queste pagine, ho pensato alla parabola dei talenti, all’importanza di fidarsi di Dio, di saper ascoltare la sua voce e di vincere ogni tipo di paura. Se noi adulti e anziani comunicassimo e soprattutto testimoniassimo tali pensieri agli adolescenti e ai giovani, forse il futuro potrà essere più bello e sereno.
Io nel mio piccolo ho visto come il Signore mi ha condotto a Battipaglia e come anche attraverso il recente pellegrinaggio in Francia ha agito nella mia vita e nell’esistenza di tante care persone. Un’altra esperienza stupenda la sto facendo da quasi 40 anni insegnando teologia ai laici. Lì ho visto davvero Dio presente e operante.
Qualche “piccola” domanda finale.
Io so leggere la mia storia in compagnia del Signore?
So che c’è un “lasciarsi andare” del tutto negativo, ma anche un “lasciarsi andare” profondamente evangelico?
So la differenza?
La vivo giorno per giorno?