Pensiero serale del 15-12-2023

bibbia

Vi presento la seconda parte dell’omelia dedicata da papa Wojtyla a san Giovanni della Croce. Non è facile entrare in un mistero così grande di fede e di amore, ma san Giovanni Paolo II ci è di grande aiuto.
Credo che ognuno debba riflettere sull’importanza della purificazione e su come affrontiamo il grande dramma della sofferenza, della croce.
Proviamo a porci questo interrogativo: “A che punto sto nel mio desiderio di vivere ogni evento dell’esistenza nella relazione col Signore, una relazione caratterizzata da fede, speranza e amore, con l’unico progetto di conformarmi sempre più a Lui?”.
Ecco il testo della seconda parte dell’omelia. Soprattutto all’inizio il Papa si rifa’ ad alcuni episodi della vita di san Giovanni.

«Non si possono dimenticare le immense solitudini del Duruelo, l’oscurità e nudità del carcere di Toledo, i paesaggi andalusi della Peñuela, del Calvario, de los Mártires, a Granada. La bella e sonora solitudine segoviana dell’eremo, nelle rocce di questo convento fondato dal santo. Qui si sono consumati dialoghi d’amore e di fede; fino a quell’ultimo, commovente, che il Santo confidava con queste parole dette al Signore che gli offriva il premio per le sue opere: “Signore, quello che voglio è che Voi mi doniate di patire per Voi, e che sia io disprezzato e tenuto in poco conto”.
Così fino alla consumazione della sua identificazione con Cristo Crocifisso e della sua gloriosa pasqua a Ubeda, quando annunziò che andava a cantare il mattutino in cielo.
Una delle cose che più attirano l’attenzione negli scritti di san Giovanni della Croce è la lucidità con cui ha descritto la sofferenza umana, quando l’anima è investita dalla tenebra luminosa e purificatrice della fede.
Le sue osservazioni sorprendono il filosofo, il teologo e perfino lo psicologo. Il dottore mistico ci insegna la necessità di una purificazione passiva, di una notte oscura che Dio provoca nel credente, affinché sia più pura la sua adesione nella fede, speranza e amore. Infatti è così. La forza purificatrice dell’anima umana viene da Dio stesso. E Giovanni della Croce fu cosciente, come pochi, di questa forza purificatrice. Dio stesso purifica l’anima fino ai più profondi abissi del suo essere, accendendo nell’uomo la fiamma viva d’amore: il suo Spirito.
Egli ha contemplato con un’ammirabile profondità di fede, e a partire dalla sua propria esperienza della purificazione della fede, il mistero di Cristo Crocifisso; fino al culmine del suo abbandono sulla croce, dove viene offerto a noi, come esempio e luce dell’uomo spirituale. Lì, il Figlio amato del Padre “ha avuto bisogno di esclamare: “Mio Dio, mio Dio perché mi hai abbandonato? (Mt 27, 46) Quello fu l’abbandono più grande che mai aveva provato nella sua vita. E in esso Gesù ha operato il miracolo più grande che mai avesse potuto operare nella sua vita, né in terra né in cielo, e che consistette nel riconciliare ed unire il genere umano con Dio” (cf. S. Giovanni della Croce, Salita del Monte Carmelo, II, 7, 11)» (GIOVANNI PAOLO II, Omelia, Segovia, 4 novembre 1982).

MARCELLO DE MAIO