Pensiero serale del 16-12-2023

bibbia

Ecco la terza parte dell’omelia che ho iniziato a presentarvi due giorni fa. Sono pensieri di grande profondità e intensità. Possiamo immergerci nelle frasi di papa Wojtyla solo se decidiamo di progredire nella preghiera, nella vita di Grazia, nella centralità dei sacramenti (soprattutto la Penitenza e l’Eucaristia). Non bastano né la ragione né i sentimenti, e neanche la (buona?) volontà.

 

«Anche l’uomo moderno, nonostante le sue conquiste, sfiora nella sua esperienza personale e collettiva l’abisso dell’abbandono, la tentazione del nichilismo, l’assurdità di tante sofferenze fisiche, morali e spirituali. La notte oscura, la prova che fa toccare il mistero del male ed esige l’apertura della fede, acquisisce a volte dimensioni di epoca e proporzioni collettive.

Anche il cristiano e la stessa Chiesa possono sentirsi identificati con il Cristo di San Giovanni della Croce, nel culmine del suo dolore e del suo abbandono. Tutte queste sofferenze sono state assunte dal Cristo nel suo grido di dolore e nella sua fiduciosa consegna al Padre. Nella fede, la speranza e l’amore, la notte si converte in giorno, la sofferenza in gioia, la morte in vita.

Giovanni della Croce, con la sua esperienza, ci invita alla fiducia, a lasciarci purificare da Dio; nella fede intessuta di speranza e di amore, la notte comincia a conoscere “le luci dell’aurora”; si fa luminosa come una notte di Pasqua – “O vere beata nox”, “Oh notte amabile più dell’alba” – e annuncia la risurrezione e la vittoria, la venuta dello Sposo che unisce a sé e trasforma il cristiano: “Amata nell’Amato trasformata”.

Magari le notti oscure che si addensano sulle coscienze individuali e sulle collettività del nostro tempo fossero vissute nella fede pura; nella speranza “che tanto ottiene quanto spera”; nell’amore ardente della forza dello Spirito, affinché si convertano in giornate luminose per la nostra umanità addolorata, in vittoria del Risorto che libera col potere della sua croce!» (GIOVANNI PAOLO II, Omelia, Segovia, 4 novembre 1982).