Pensiero Serale del 3-11-2023

bibbia

Stasera concludo l’omelia che abbiamo cominciato a meditare lunedì scorso. Papa Wojtyla fa un interessante accostamento tra due monti: oltre al Sinai, ci propone il Tabor, quindi l’episodio della Trasfigurazione. Ci viene rivelato il nome di Dio e anche il nostro nome, cioè la nostra verità (cosa radicalmente diversa rispetto alla sincerità). Grazie alla Rivelazione sappiamo chi siamo noi. Ricordiamo l’oracolo di Delfi: “Gnoti se auton” (“conosci te stesso”). Tutto il mio Manuale ruota intorno a questo tema, fin dal titolo e dall’introduzione (cito l’oracolo di Delfi a p. 6, nota 7).
Solo se so chi sono, so come devo vivere, conosco la mia dignità, la mia vocazione, la mia vera realizzazione. Siamo inoltre invitati a riflettere sul vero significato della libertà e della liberazione. Sono assolutamente certo che tali pensieri sono preziosi, perché la cultura in cui viviamo intende l’uomo, la libertà e la liberazione in modo del tutto diverso e fuorviante. Come si fa a parlare di sessualità, affettività, rapporto uomo-donna, omosessualità, divorzio, aborto, femminicidi e così via, se non poniamo le uniche, vere basi? Se i genitori non approfondiscono questi temi (e io, nel mio piccolo, solo questo mi propongo negli incontri di formazione di giovani e adulti in parrocchia), che luce potranno avere i nostri bambini e i nostri ragazzi?

«La lettura del Vangelo che abbiamo appena ascoltato suggerisce che il Sinai trova il suo compimento in un’altra montagna, il Monte della Trasfigurazione, dove Gesù appare ai suoi Apostoli risplendente della gloria di Dio. Mosè ed Elia stanno con Lui per testimoniare che la pienezza della rivelazione di Dio si trova nel Cristo glorificato.
Sul Monte della Trasfigurazione, Dio parla da una nube, come ha fatto sul Sinai. Tuttavia, ora Egli dice: «Questi è il Figlio mio prediletto: ascoltatelo!» (Mc 9, 7). Ci ordina di ascoltare Suo Figlio perché «nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare» (Mt 11, 27). In tal modo, impariamo che il vero nome di Dio è PADRE! Il nome che supera tutti gli altri nomi: ABBA! (cfr Gal 4, 6). In Gesù apprendiamo che il nostro vero nome è FIGLIO, FIGLIA! Impariamo che il Dio dell’Esodo e dell’Alleanza rende libero il suo Popolo perché è costituito da figli e figlie, creati non per la schiavitù, ma per «la libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8, 21).

Perciò, quando san Paolo scrive che noi «mediante il corpo di Cristo» siamo «stati messi a morte quanto alla legge» (Rm 7, 4), non intende dire che la Legge del Sinai sia passata. Vuol significare che i Dieci Comandamenti ora si fanno udire attraverso la voce del Figlio prediletto. La persona resa libera da Gesù Cristo è consapevole di essere legata non esternamente da una moltitudine di prescrizioni, ma interiormente dall’amore che si è profondamente radicato nel suo cuore. I Dieci Comandamenti sono la legge della libertà: non la libertà di seguire le nostre cieche passioni, ma la libertà di amare, di scegliere ciò che è bene in ogni situazione, anche quando farlo è un peso. Non obbediamo a una legge impersonale; ciò che è richiesto è di arrendersi amorevolmente al Padre mediante Cristo Gesù nello Spirito Santo (cfr Rm 6, 14; Gal 5, 18). Rivelando se stesso sul Monte e consegnando la sua Legge, Dio ha rivelato l’uomo all’uomo. Il Sinai sta al centro della verità sull’uomo e sul suo destino.
Nella ricerca di tale verità, i monaci di questo Monastero hanno piantato la loro tenda all’ombra del Sinai. Il Monastero della Trasfigurazione e di Santa Caterina reca tutti i segni del tempo e del tumulto umano, ma sta quale indomita testimonianza dell’amore e della sapienza divini. Per secoli monaci di tutte le tradizioni cristiane hanno vissuto e pregato insieme in questo monastero, ascoltando la Parola, nella quale dimora la pienezza della sapienza e dell’amore del Padre. Proprio in questo Monastero san Giovanni Climaco scrisse La Scala del Paradiso, un capolavoro spirituale che continua a ispirare monaci e monache, dall’Oriente e dall’Occidente, generazione dopo generazione. Tutto ciò si è svolto sotto la potente protezione della Grande Madre di Dio. Già nel terzo secolo i cristiani egiziani si rivolgevano a Lei con parole fiduciose: sotto la tua protezione troviamo rifugio, oh santa Madre di Dio! Sub tuum praesidium confugimus, sancta Dei Genetrix! Nel corso dei secoli, questo monastero è stato un eccezionale luogo di incontro per persone di differenti Chiese, tradizioni e culture. Prego affinché nel nuovo millennio il Monastero di Santa Caterina sia un faro luminoso che chiama le Chiese a conoscersi meglio reciprocamente e a riscoprire l’importanza agli occhi di Dio di ciò che ci unisce a Cristo!» (GIOVANNI PAOLO II, S. Messa al monte Sinai, omelia 26-2-2000).

Mi ha quasi commosso il fatto che il Papa conclude questa splendida omelia esaltando la Vergine Maria. I miei parrocchiani hanno dovuto ascoltare e subire varie volte la mia totale diffidenza verso una devozione mariana caratterizzata da tanto sentimento, ma che non ha il coraggio di proporre una seria formazione sull’unico vero ruolo della donna (e ovviamente anche dell’uomo) alla luce della Vergine, che ci ha indicato come libertà e obbedienza a Dio stanno insieme. Che Maria illumini le tante donne confuse del nostro tempo, in modo che capiscano che alla donna il Signore affida due grandi vocazioni: la verginità o la maternità. Solo Maria le ha vissute entrambe al massimo livello, ed è stato detto con tanta amarezza, ma con acuto realismo, che oggi tante donne riescono a non essere né vergini né madri, esattamente il modello opposto a quello propostoci dalla Madre di Dio!

Marcello De Maio